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Operazione “Lampo”, venne da Rosarno la legittimazione del padrino di Taranto

Operazione "Lampo"

Il boss della sacra corona unita, Cataldo Caporosso, legittimato ed elevato a rango di “padrino” dal mammasantissima della ‘ndrangheta calabrese Umberto Bellocco, che lo autorizzò a mettere le mani sugli affari del proprio territorio, tra Massafra, Statte, Palagiano e il rione Tamburi di Taranto.

Non è un caso se nasce proprio da Reggio Calabria l’inchiesta del Ros dei carabinieri sfociata nell’operazione “Lampo”, scattata all’alba di oggi per l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare e per il sequestro preventivo di beni, emessa dal gip di Lecce su richiesta della Direzione distrettuale antimafia del capoluogo salentino, nei confronti di 13 persone accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti, danneggiamento e rapina con l’aggravante del metodo mafioso, detenzione illecita di armi da fuoco, trasferimento fraudolento di valori. Nasce in particolare nel 2014, a seguito dell’inchiesta calabrese che sfociò nell’operazione “Sant’Anna” diretta a colpire proprio i “Pesce-Bellocco”, e su tutti Umberto, il patriarca indiscusso di Rosarno.

Il boss Umberto Bellocco, a capo dell’omonima cosca di Rosarno nonché tra gli storici fondatori della Sacra Corona Unita, è uscito dal carcere dopo 20 anni ed è intercettato quando riceve la visita di Caporosso che gli porta i suoi “omaggi” e, proprio in quell’occasione, investe il pugliese (ad oggi già condannato con sentenza irrevocabile per il reato di associazione per delinquere di stampo mafioso) con il grado di “padrino” legittimandolo, spiegano gli investigatori, quale “referente criminale della consorteria calabrese nel territorio tarantino, con lo specifico mandato di curarne la gestione operativa oltre a quella commerciale ed economica”.

Una fiducia, quella di Bellocco, decisamente ben riposta nel tarantino poiché, sempre stando alle risultanze d’indagine, l’operazione “Lampo” ha “confermato l’elevato livello criminale raggiunto dalla consorteria capeggiata da Caporosso nel territorio jonico e, anche in virtù dell’investitura ricevuta dal reggente della cosca di Rosarno, la capacità del gruppo da lui diretto di infiltrarsi nei settori economici più redditizi quale quello della compravendita di prodotti ittici nel capoluogo jonico, anche al fine di reinvestire i proventi delle attività illecite, intessendo relazioni criminali con altri esponenti della criminalità organizzata tarantina”.

Olga Iembo

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