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Operazione “Mandamento”, notificate ordinanze ai fermati

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I carabinieri del Ros, del Comando provinciale di Reggio Calabria e del Gruppo di Locri hanno notificato stamani un’ordinanza di custodia cautelare in carcere a 82 tra boss e gregari delle principali cosche di ‘ndrangheta della fascia ionica reggina coinvolte nell’operazione Mandamento. Si tratta, in prevalenza, di persone già sottoposte a fermo il 4 luglio scorso nei cui confronti i gip avevano convalidato il provvedimento e di altre per le quali il fermo non era stato disposto perché già detenute. Per tutti, la Dda di Reggio Calabria, nel chiedere la convalida aveva anche chiesto l’emissione di un’ordinanza. Complessivamente le persone arrestate sono 102. L’operazione ha colpito le cosche dei “locali” di Reggio Calabria, Sinopoli, Roghudi, Condofuri, S. Lorenzo, Bova, Melito Porto Salvo, Palizzi, Spropoli, S.Luca, Bovalino, Africo, Ferruzzano, Bianco, Ardore, Platì, Natile di Careri, Cirella di Platì, Locri, Portigliola, Saline, Montebello Jonico e S.Ilario. L’inchiesta ha consentito di censire nuove ‘ndrine che esercitano il controllo su porzioni di territorio anche distanti da quello in cui è insediata la Locale sovraordinata. Sono state poi ricostruite le attività di concessione di doti e cariche ai vari affiliati. Di particolare rilievo, secondo gli investigatori, gli aspetti emersi sulle modalità di gestione delle crisi da parte dell’organizzazione che, per evitare negative conseguenze giudiziarie, si prefigge lo scopo di scongiurare scontri armati al suo interno. Numerosi, poi, i fatti delittuosi ricostruiti, con particolare riguardo ai condizionamenti e alle infiltrazioni nella pubblica amministrazione, negli appalti e la pressante e sistematica attività estorsiva in danno degli operatori economici del territorio. In particolare sono emerse le numerose estorsioni realizzate a imprenditori impegnati nei lavori di ammodernamento della tratta ferroviaria a Condofuri; i condizionamenti esercitati, a Platì, sugli operai del Consorzio di bonifica dell’Alto Jonio Reggino che venivano impiegati dal boss per lavori nelle sue proprietà mentre venivano retribuiti dal Consorzio. Dalle indagini è emerso inoltre il coinvolgimento di esponenti delle famiglie Perre e Barbaro nell’indebita percezione di contributi comunitari all’agricoltura e in truffe ai danni dell’Inps di Reggio Calabria tramite fittizie assunzioni di braccianti agricoli per ottenere il pagamento indebito di contributi previdenziali e di disoccupazione. Truffe erano compiute dalle cosche anche nell’erogazione di contributi comunitari all’agricoltura erogati dall’Arcea, l’Agenzia Regione Calabria per le Erogazioni in Agricoltura. L’inchiesta ha portato alla luce anche la turbativa di numerosi appalti pubblici per infrastrutture in favore di ditte controllate dalle cosche locali, il tutto secondo logiche spartitorie. Nel Locrese le ‘ndrine si erano infiltrate anche negli appalti pubblici per la realizzazione del nuovo palazzo di giustizia, dell’ostello della gioventù, del centro di solidarietà Santa Marta e di istituti scolastici, nonché nella gestione di terreni pubblici e nell’assegnazione degli alloggi popolari.

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