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Operazione “Pedigree”, blitz contro le cosche Serraino e Libri: le intercettazioni (VIDEO)

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Sono le cosche Serraino e Libri il bersaglio del blitz anti-ndrangheta condotto nelle prime ore di oggi dalla Squadra mobile di Reggio Calabria che ha arrestato 12 persone, 11 delle quali finite in carcere ed una ai domiciliari, al termine di un’inchiesta coordinata dalla Procura antimafia. Gli arrestati sono accusati di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, danneggiamento, porto e detenzione illegale di armi, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, illecita concorrenza con violenza o minaccia e incendio, reati aggravati dall’aver agevolato gli interessi della ndrangheta. Tra gli arrestati ci sono boss, luogotenenti ed affiliati delle due storiche cosche che hanno il loro feudo nella zona sud di Reggio, da Cardeto fino al rione Modena.

Nell’operazione, denominata “Pedigree”, sono anche state effettuate numerose perquisizioni e sequestrati alcuni esercizi commerciali. Secondo le indagini, alle quali hanno contribuito alcuni collaboratori di giustizia, gli arrestati sono responsabili delle estorsioni compiute ai danni di imprenditori e commercianti, i quali erano costretti a versare denaro o ad accettare l’imposizione di beni e servizi. I ricavi del racket venivano poi investiti in attività commerciali, segnatamente bar e negozi di frutta e verdura, che venivano intestati a prestanome per eludere eventuali misure patrimoniali.

Gli investigatori hanno individuato in Maurizio Cortese, 40 anni, boss del quartiere San Sperato, l’attuale capo della cosca Serraino: Cortese, arrestato il 4 settembre 2017, mentre era latitante dopo la condanna inflittagli nell’ambito del processo seguito all’operazione “Epilogo”, è il genero di Paolo Pitasi, braccio destro di Francesco Serraino, il boss della montagna, assassinato nel 1986, mentre era ricoverato in ospedale, durante la seconda guerra di ndrangheta. Cortese faceva parte di un ristretto gruppo di boss delle più potenti cosche reggine, dai Labate ai Libri, dai De Stefano ai Tegano, ed aveva stretti rapporti con quel Gino Molinetti che, secondo quanto si è scoperto grazie all’operazione “Malefix”, aveva cercato di affrancarsi proprio dai De Stefano. Coi quali Cortese aveva intessuto ottimi rapporti come dimostrano la fornitura di acqua minerale per i suoi locali, il permesso ottenuto per aprire un bar in una zona controllata dai De Stefano e l’aiuto ricevuto sia per il procacciamento dei clienti, sia per l’acquisto dei macchinari necessari. E nonostante la detenzione, anche dal carcere il boss sarebbe riuscito a gestire gli affari della ndrina, sia grazie ai colloqui con la moglie, Paola Pitasi, anche lei arrestata, sia ancora grazie a telefoni cellulari che qualcuno era riuscito a fargli avere: un cellulare venne trovato il 9 aprile 2019 dalla Polizia penitenziaria.

Dalla sua cella il boss ordinava le estorsioni da compiere, gli attentati nei confronti di chi non voleva pagare e le intestazioni fittizie dei locali della ndrina. Tra gli episodi oggetto delle indagini, un commerciante costretto ad acquistare pane presso il forno abusivo della moglie di Cortese, l’attentato sventato ai danni del titolare di un bar che non riusciva a pagare il pizzo, la richiesta della somma di mille euro ad una ditta che stava ristrutturando un immobile, ed anche l’aver intimato ad alcune persone di rinunciare ai crediti nei confronti di uno degli affiliati alla cosca. In un caso, si trattava di un debito da 105 mila euro per lavori edilizi.

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