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Opere d’arte in marmo confiscate a Gioacchino Campolo

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Nuove opere d’arte sono state confiscate a Gioacchino Campolo. Quattro opere in marmo, per un valore stimato di 150 mila euro, sono state confiscate all’imprenditore reggino noto come il “re dei videopoker”, ritenuto contiguo a cosche di ‘ndrangheta e condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione per estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Il provvedimento è stato eseguito dai finanzieri del Comando provinciale di Reggio e dai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza. I beni oggetto di confisca sono costituiti da opere d’arte in marmo bianco e policromo che all’esito dell’ispezione dei Carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale, sono risultate degne di tutela e risalenti ai secoli XVII – XVIII.

Si tratta di un altare chiesastico – fontana da chiesa, composto da 6 pezzi; due statue raffiguranti un personaggio maschile e uno femminile; una cornice – porticina di tabernacolo. Le opere sono esposte a palazzo Crupi di Reggio, insieme a 125 dipinti già confiscati a Campolo, in una mostra permanente di opere confiscate alla mafia.

A Campolo, negli anni scorsi, sono stati sequestrate – e molte confiscate – opere d’arte per 432 milioni di euro tra le quali dipinti di de Chirico, Fontana, Guttuso, Dalì, Sironi e Carrà. Il provvedimento di oggi è la prosecuzione dell’operazione “Geremia” coordinata dalla Dda e condotta dal Nucleo di polizia tributaria-Gico della Guardia di finanza di Reggio Calabria.

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