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Pallavolo, la storia della Top volley Conad Lamezia (VIDEO)


Normalmente, l’amarezza di una stagione sportiva che termina con una retrocessione basta a se stessa, difficile immaginare qualcosa di peggiore. A Lamezia Terme, tuttavia, fra pochi giorni si potrebbe stabilire un record negativo difficilmente ripetibile, un allineamento di buchi neri che finirebbe per inghiottire per sempre l’esperienza tanto breve, quanto gloriosa e sfortunata della Top Volley, società nata a luglio del 2017 e la cui vita potrebbe durare meno di due anni. Il presidente, Salvatore Rettura, che insieme al suo amico Tommaso Perri aveva bruciato le tappe, conquistando la promozione in serie A2 in una sola stagione, ha infatti fissato il termine oltre il quale non è disposto ad aspettare: l’11 aprile, quando arriverà la decisione definitiva del Consiglio di Stato sulla decisione del Tar del Lazio, che aveva ridato la poltrona al sindaco Mascaro e messo fine ad un commissariamento che durava dal novembre del 2017. Tuttavia, accogliendo la richiesta di sospensiva formulata dall’Avvocatura generale dello Stato la pronuncia del tribunale amministrativo ha cessato di produrre i suoi effetti, ed a Lamezia Terme sono tornati i commissari. Dice: e che c’entra con la Top Volley e con la pallavolo? La mettiamo giù facile, perché questa è una storia talmente incredibile e paradossale che è arduo anche solo spiegarla. In un comune commissariato, fare sport diventa praticamente impossibile. Al minimo ostacolo, tutto si blocca. Nella stagione passata, quando ha vinto il campionato, la Top Volley ha giocato la seconda parte della stagione nell’impianto di Pianopoli a causa dell’inagibilità del palazzetto lametino, ma i veri guai sono iniziati proprio sul più bello, quando c’era da divertirsi nel secondo torneo del volley italiano, cioè di un movimento sportivo tra i più fertili e vincenti del nostro sport. Invece, è stata una rapidissima escalation da impiccio a rogna, a grana ed infine a disastro. La squadra lametina, sponsorizzata Conad, non ha potuto giocare nel suo impianto, quattro gare a Corigliano, tutte le altre a Cosenza, compresa quella contro Lagonegro con la quale chiuderà la stagione, e per allenarsi si è dovuta arrampicare a San Pietro a Maida, dove ha lavorato come e quando ha potuto e tra mille disagi. Sfrattata da casa, la squadra ha perso il contatto col suo pubblico e con la realtà di un torneo che da complicato è diventato proibitivo. Sicchè la retrocessione non può sorprendere, ma il rischio ora è il fallimento di un progetto che puntava a proiettare Lamezia ai piani alti della pallavolo italiana.

Per il tecnico, Gianpietro Rìgano, sarebbe bastato poco per cambiare le sorti della stagione, per non spegnere le luci già a fine marzo, per continuare a lottare, divertirsi e divertire. Ma quello che è successo alla Conad Lamezia, oltre che inverosimile, è stato insopportabile, specie per una squadra alla prima esperienza in A2, e con un’età media molto bassa, nel rooster ben otto giocatori nati dopo il 1995. C’è di peggio della retrocessione: l’eutanasia della passione, che a Lamezia hanno sperimentato proprio nel momento sbagliato.

Luca Bigarelli è uno dei più esperti della squadra. Nella sua Modena la pallavolo è fede laica, la si respira da bambini. A Lamezia, la sua è stata una storia di benvenuto al sud che gli fa dire che lui per primo poteva fare di più. In realtà la sua resta una grande stagione, condizionata da qualcosa di più inesorabile di un avversario in statoi di grazia.

Come gli altri, anche Jacopo Fantini, non ancora 21enne, saprà quanto ampio poteva essere il suo percorso di crescita in Calabria. Non è che ha perso tempo, piuttosto lo hanno sottratto a lui e ad un potenziale talento della pallavolo italiana.

F.S.

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