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Partito Democratico: Mario Oliverio sfrattato, ma i big tacciono (VIDEO)

Mentre si attendono gli esiti della giornata campale della più bizzarra crisi di governo mai vista, che potrebbe riportare il Pd al governo del Paese, scenario che solo fino ad una decina di giorni fa sarebbe parso surreale, in Calabria il partito è sempre avvitato attorno al nome di Mario Oliverio, sfrattato da Roma nel nome della discontinuità e del rinnovamento, ma sempre più deciso a non mollare, ovvero, a non darla vinta ai nemici interni al partito e sempre convinto di avere in mano ancora carte importanti da giocarsi prima che la sfida elettorale venga ufficialmente aperta. Non è infatti stato sufficiente che il responsabile per il Sud, Mario Oddati, facesse da ufficiale esecutore del mandato ricevuto dal Nazareno perché Oliverio si facesse da parte, e non solo: in scala, in Calabria si ripropone per certi aspetti la stessa situazione vigente a livello nazionale, plasticamente evidenziata durante il dibattito al Senato, con Renzi a dettare la linea da controllore dei gruppi parlamentari, ed individuato, lui, non il segretario nazionale, Zingaretti, come l’interlocutore a cui rivolgersi dall’altra parte della palizzata. Ma se Renzi finge di mantenere un basso profilo, con la fanfaronata dell’autodefinizione di senatore semplice di Scandicci coniata dopo le elezioni di un anno e mezzo fa, Oliverio continua a fare la voce grossa, sfida il partito, ostenta un potere contrattuale che gli deriva dal fatto di tenere sotto controllo le principali correnti, molti amministratori locali ed anche diversi big, e la dimostrazione è la prova muscolare della continua richiesta delle primarie, nelle quali Oliverio è sicuro di affermarsi ancora. Non c’è unanimità, in Calabria, sulla scelta fatta da Zingaretti, anche se invece di esporsi si preferisce rimanere nell’ombra, non dire e lasciare intendere. Tra i leader calabresi solo l’ex segretario, Ernesto Magorno, ha rotto gli indugi facendo sapere di aderire alla linea dettata da Roma. C’è, però, anche chi sospetta che in realtà la presa di distanza sia fittizia perché il rappresentante del cosentino eletto nell’assemblea nazionale in quota Martina, che Magorno rappresenta in Calabria, ha sottoscritto un documento col quale si sostiene la ricandidatura del presidente uscente. Come detto, quasi tutti i più importanti esponenti del partito non si schierano apertamente: l’ex vice presidente della Regione ed ex segretario regionale del Pd, Nicola Adamo, ad esempio, è sempre al fianco di Oliverio, così come la moglie, Enza Bruno Bossio, deputata in carica. Si sa, invece, che all’interno del partito Oliverio abbia in Carlo Guccione il suo più tenace antagonista, ma la sfida tra il fronte progressista e quello fedele al presidente in carica è ancora aperta, almeno fino a quando da Roma non arriverà un atto d’imperio. Ed a quel punto, se Oliverio corresse da solo con una propria lista, come molti pensano ed egli stesso ha lasciato intendere, si potrebbe consumare una frattura che spianerebbe la strada al centrodestra nella corsa al piano più alto della Cittadella.

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