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Precari del Pugliese, si cerca un escamotage per risolvere la vertenza

Si cerca una via d’uscita per salvare i circa 200 precari dell’ospedale Pugliese di Catanzaro che rischiano il posto di lavoro poiché, essendo stati assunti a tempo determinato, sono scaduti i 48 mesi oltre i quali, secondo le norme in vigore, non possono più essere concesse loro proroghe contrattuali. Ieri, alla riunione coi sindacati che si è tenuta presso la Cittadella regionale c’era il delegato alle politiche sanitarie della Regione, Franco Pacenza, ma non il commissario per il piano di rientro, Cotticelli, che si attiene alla norma e non intende concedere deroghe. Tuttavia, è stato proprio Cotticelli ad aprire alla possibilità di assumere personale a tempo determinato, ovvero per sei mesi, attingendo alle graduatorie dei vincitori di concorso, ponendo però la condizione di predisporre tutti gli accorgimenti necessari per garantire i livelli essenziali di assistenza. Se poi la rimodulazione interna si rivelasse insufficiente, allora si potrà procedere con il reclutamento. Ossigeno per i reparti dell’ospedale, ma non per i 200 precari che vi hanno lavorato negli ultimi tre anni e mezzo e che si aspettavano la stabilizzazione. Si può fare qualcosa per loro? E se sì, che cosa? Un escamotage ci sarebbe, sempre tra le pieghe della legge: si pensa, infatti, ad un’interpretazione estensiva dell’articolo 57 del contratto collettivo di lavoro del settore sanità, il quale accenna alla possibilità, per le aziende che abbiano particolare necessità, di essere esentate dal rispetto del numero di contratti d’assunzione. Ed in questo momento non c’è, forse, azienda sanitaria italiana che ha bisogno di rimpinguare gli organici più di quella ospedaliera di Catanzaro: la fuoriuscita dei 200 precari, infatti, provocherebbe anche un taglio dei posti-letto e dei servizi, con ripercussioni assai gravi sull’utenza, già stremata da liste d’attesa infinite, file interminabili per qualunque tipo di prestazione e malfunzionamenti. A questa ipotesi, che al momento sembra essere l’unica possibilità per non disperdere il capitale umano e non mettere definitivamente in ginocchio l’ospedale di Catanzaro, stanno lavorando il direttore generale del dipartimento salute, Belcastro, ed i sindacati, che poi dovrebbero sottoporre l’atto ai reggenti delle aziende. E che la situazione sia preoccupante, lo dimostra anche il fatto che il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, stia valutando la possibilità di emanare un’ordinanza sindacale per motivi di emergenza sanitaria. E poi c’è la via governativa: tra poco il nuovo governo dovrebbe cominciare ad operare pienamente, e se i latini avevano ragione il nuovo responsabile del ministero della Salute ha esattamente il cognome giusto per evitare la deriva: Speranza.

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