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Premio Cassano: l’antropologia e l’identità calabrese di scena il 29 settembre

Il 29 settembre, alle ore diciotto, nel Teatro Comunale di Cassano All’Ionio, alla presenza delle autorità religiose e civili della regione,  si terrà la cerimonia di consegna del Premio Cassano 2018, XXI edizione, che sarà presentata dall’antropologo Gianfranco Donadio. Il premio, ideato da Leonardo Alario, è organizzato dall’Istituto di Ricerca e di Studi di Demologia e di Dialettologia in compartecipazione con l’Amministrazione Comunale di Cassano, la Banca di Credito Cooperativo Mediocrati e la Fondazione Carical. Giunto alla ventunesimaedizione, il prestigioso Premio è stato assegnato, in passato, tra gli altri, al poeta in dialetto Giacinto Luzzi, al cantastorie Otello Profazio, all’arcivescovo Giuseppe Agostino, alla Redazione Giornalistica della RAI Calabria. Lo scopo del Premio Cassano consiste nel promuovere gli studi demo-etno-antropologici, linguistici e storici sul territorio calabrese, partendo da una nuova campagna di ricerca sul campo, da una riscoperta e valorizzazione degli archivi locali, da un coinvolgimento delle giovani intelligenze calabresi nell’attività di ricerca, di illustri studiosi dell’Università della Calabria e di altre università italiane e straniere, come, del resto, sta già avvenendo, chiamati a prestare attenzione alla realtà calabrese, rilevandone le attuali caratteristiche e valorizzando quelle iniziative che, in modo spesso confuso, pur pullulano in più luoghi nel desiderio di riappropriazione della propria cultura, che pare distinguere le giovani generazioni. Il Premio è destinato a studiosi antropologi, linguisti, etnomusicologi, storici di chiara fama, e a editori, che abbiano dedicato una collana alle discipline demo-antropologiche, linguistiche e storiche, per far conoscere ai Calabresi la loro opera e stimolarli, così, alla ricerca, ma anche per invitare detti studiosi a rivolgere le loro ricerche e i loro studi alla Calabria in modo sistematico, continuo e, infine, proficuo per ridisegnare la mappa delle condizioni sociali, antropiche, culturali della regione. I veri fruitori, dunque, del Premio Cassano sono le giovani generazioni di Calabresi. La Giuria del Premio Cassano, presieduta da Ottavio Cavalcanti dell’Università della Calabria, e composta da Giuseppe Caridi dell’Università di Messina, Giampiero Givigliano e Giuseppe Trebisacce dell’Università della Calabria, e da Leonardo R. Alario, presidente dell’I.R.S.D.D. e ideatore del Premio, ha quest’anno assegnato, all’unanimità, il riconoscimento agli studiosi GABRIELLA D’AGOSTINO, Antropologa, per l’impegno profuso nella didattica e nella ricerca scientifica, in Italia e all’estero, tra gli esponenti di maggior rilievo della prestigiosa Scuola antropologica siciliana, attiva e qualificata, a livello internazionale, nel ripercorrere/ricostruire i tratti culturali dell’universo popolare; AURELIO MUSI, Storico, il quale, ha recato alle tematiche trattate – dalla rivolta di Masaniello al feudalesimo europeo, dalla nazione napoletana al sistema imperiale spagnolo – un contributo originale e innovativo ponendosi nel solco della grande tradizione storiografica meridionale che ha avuto i massimi esponenti in Benedetto Croce e Giuseppe Galasso, di cui è stato un brillante allievo; SERGIO BONANZINGA, Etnomusicologo, per i rilevanti, meritori contributi teorico-metodologici nel settore dell’etnomusicologia; Casa Editrice CITTÀ DEL SOLE, la quale, si è progressivamente affermata nel panorama editoriale regionale e nazionale, grazie al lavoro di un gruppo competente e affiatato e alla pubblicazione di una serie di fortunati titoli; SALVATORE PUNTILLO, drammaturgo, regista e attore, per vocazione e passione sulle tavole del palcoscenico, sul grande e piccolo schermo, frontiere toccate e varcate con la totale dedizione di una vita autentica dietro la maschera teatrale e la finzione recitativa; NICOLA PALDINO, presidente BBC Crati, per aver rilanciato il ruolo sociale della Banca. ANTONINO BALLARATI, per il suo saggio La storia proibita dei Borbone, in cui delinea, con garbo e pacatezza, e senza cedere a tentazioni di vieta nostalgia di meridionalista attardato, o di anacronistica velleità neo-borbonica, le vicende, da cui, nella seconda metà del XIX secolo, il Meridione d’Italia fu travolto, sottolineando il ruolo di personaggi ritenuti minori, ed evidenziando intrighi interni alla corte e accordi internazionali, che portarono, in un quadro politico molto complesso e tormentato, all’annessione del Regno delle Due Sicilie al Regno d’Italia.

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