martedì, 28 maggio 2024

Processo Maysoon Majidi: il teste non si trova… ma risponde al telefono

L'attivista curda arrivata con uno sbarco è in carcere da oltre quattro mesi perché accusata di essere una scafista; stamattina a Crotone sit-in a suo favore

Udienza rinviata perché il teste non è stato rintracciato… Peccato che basti telefonargli perché lui risponda, addirittura in videochiamata. Questa mattina presso il Tribunale di Crotone è andato in scena un altro capitolo surreale della vicenda di Maysoon Majidi, l’attivista curda approdata il 31 dicembre scorso sulla spiaggia di Gabella assieme ad altri 77 migranti, e da allora in carcere a Castrovillari con l’accusa di essere una scafista. Accusa – spiega il suo avvocato, Giancarlo Liberati – basata su due testimonianze raccolte a caldo e tradotte male, al punto che sono stati gli stessi due testimoni a contattarlo per spiegare che no, Maysoon non era tra gli scafisti. E questo non è neppure l’unica stortura in un caso che assume sempre più i contorni di una vera e propria caccia alle streghe.

intervista:
Giancarlo Liberati – avvocato di Maysoon Majidi

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