168 ordinanze di abbattimento eseguite, a fronte di 2816 emesse tra il 2004 ed il 2018. Sono impietosi i dati calabresi sul mancato adempimento delle ordinanze emesse in tema di abusivismo edilizio. Secondo una ricerca di Legambiente – basata sui dati forniti dai Comuni – sul nostro territorio solo il 6% delle costruzioni abusive è stato abbattuto. E dunque costruzioni che deturpano le nostre coste o cresciute in luoghi ad alto rischio idrogeologico restano lì per decenni, nonostante ci siano precise regole che ne impongono la demolizione, spesso per ragioni di sicurezza.
Ad aggravare la situazione ci sono l’inerzia dei Comuni, i condoni periodici e lo stallo prodotto dai ricorsi amministrativi mai giunti a sentenza. “È indispensabile – scrive l’associazione ambientalista – mettere mano a questa materia per riscattare interi territori e le loro comunità, riportando legalità, sicurezza, bellezza, economia sana e
turismo”.
A fornire i dati sono stati solo 1.804 Comuni italiani (il 22,6% del totale), a testimonianza di quanto poco sia percepita la gravità del fenomeno. Tanto più che c’è un dato estremamente interessante sotto il profilo penale ed economico. Perché “la legge – spiega Legambiente – prevede che se il proprietario di un immobile abusivo non rispetta l’ingiunzione alla demolizione entro 90 giorni, lo stesso viene automaticamente acquisito al patrimonio immobiliare pubblico, inclusa l’area di sedime per un’estensione massima di dieci volte la superficie dell’abuso (art. 31, comma 3, DPR 380/2001)”. Non ufficializzare questa acquisizione, oltre a costituire una grave omissione di atti d’ufficio, comporta anche una responsabilità per danno erariale. Molto spesso, infatti, accade che le case restino nella disponibilità degli abusivi che ne godono senza alcun titolo e senza oneri.