lunedì, 12 ottobre 2026

Furti d’auto a Cosenza, 18 persone coinvolte

[fvplayer src=”https://59d7d6f47d7fc.streamlock.net/videocalabriavod/mp4:98e83a5c-4088-4e28-b444-88195d35ba8c-servizio-tg-furti-auto-cosenza.mp4/playlist.m3u8″]52 furti di autovetture, seguiti da altrettanti episodi di estorsione. Sono quelli documentati dai Carabinieri di Cosenza dal 2017, e attributi alle 18 persone coinvolte nell’operazione che nel capoluogo bruzio ha disarticolato una banda dedita al classico furto d’auto con cavallo di ritorno.

Dieci persone sono finite in carcere, 6 agli arresti domiciliari; altre due sono state raggiunte da ordinanze cautelari, una in comunità ed una in un istituto di pena minorile. Per i primi 16 le accuse sono di ricettazione, furto ed estorsione in concorso. Agli altri due – tra i quali il ragazzo minorenne – viene contestato il reato di “associazione per delinquere finalizzata ai furti di auto e successive estorsioni”.

L’indagine, condotta a partire dal novembre 2017 dai militari di Rende, Cosenza e Montalto Uffugo – è scaturita da un serio aumento dei furti di veicoli nelle tre aree. La maggior parte di questi veicoli, peraltro, erano stati ritrovati pochi giorni dopo la denuncia di furto. Coordinati dalla Procura della Repubblica, i Carabinieri hanno rivelato l’esistenza di quello che definiscono “uno strutturato gruppo criminale, composto in gran parte da soggetti di etnia “rom”, i quali, dopo aver trafugato i veicoli, (con preferenza per Fiat Panda, Punto, Grande Punto, 500 e Lancia Y), contattavano i rispettivi proprietari chiamandoli da cabine telefoniche pubbliche, e gli chiedevano soldi in cambi della restituzione dell’auto. Il classico cavallo di ritorno con cifre tra i 300 ed i 1500 euro che i proprietari dovevano portare al cosiddetto “villaggio degli zingari”. Se il proprietario pagava, gli veniva indicato il luogo in cui avrebbe ritrovato l’auto; in caso contrario le vetture venivano smontate per rivenderne i pezzi.

52 i furti contestati al gruppo; 48 i proprietari delle auto ascoltati, la maggior parte dei quali ha collaborato con i militari