Sono il convivente della donna, Leoluca Lo Bianco, e due suoi fratelli (Salvatore e Antonio) le persone arrestate per aver rapito, malmenato e seviziato una 40enne a Ionadi, nel Vibonese. Una violenza terribile, che si sarebbe protratta per oltre 17 ore, e in cui la donna sarebbe stata colpita con calci, pugni e bastonate. Lo avrebbero fatto perché contrari ad avere in casa i due figli che la vittima aveva avuto da precedenti relazioni.
L’episodio, accaduto lo scorso 22 settembre, è stato ricostruito dai carabinieri, che in una nota spiegano l’accaduto. A far scattare le indagini è stata la denuncia sporta presso i Carabinieri di Rombiolo (VV) da un 20enne, che ha segnalato la scomparsa della madre, che viveva a Ionadi con il suo convivente. “I Carabinieri di Filandari (VV) – si legge nella nota – contattavano telefonicamente il convivente della vittima il quale, durante la conversazione, si dimostrava stranamente poco interessato alla vicenda. I militari, insospettitisi, decidevano quindi di raggiungere l’abitazione, dove trovavano l’uomo che stava trasportando a bordo della propria vettura proprio la donna che gli inquirenti stavano cercando”. Leoluca Lo Bianco spiegava ai carabinieri che, dopo la loro telefonata, “si era messo alla ricerca della compagna e la aveva ritrovata fortuitamente riversa per strada in stato di semi coscienza, con evidenti ecchimosi sul volto, e che la stava trasportando in ospedale a Vibo”. Qui alla donna venivano riscontrate tumefazioni e lividi sparsi su tutto il corpo, ma anche profondi segni di legatura sui polsi e sulle caviglie.
“All’interno della sala d’attesa – scrivono i militari – giungevano contemporaneamente anche i numerosi familiari della vittima, che alla vista del compagno della stessa andavano in escandescenza” richiedendo l’intervento delle forze dell’ordine. La donna dichiarava al Comandante del Nucleo Operativo “di essere stata prelevata per strada e trasportata in un capannone agricolo dove era stata picchiata e seviziata”. Di qui sono partite le indagini, con perquisizioni su luoghi e veicoli potenzialmente utilizzati per compiere il delitto. “Venivano quindi rinvenute due corde, un rotolo di nastro da pacchi verosimilmente utilizzati dagli autori per immobilizzare la vittima ed impedirle di parlare. Nei magazzini usati dalla famiglia del compagno della donna venivano ritrovate anche le scarpe della vittima”.
Di qui la ricostruzione dell’intera vicenda, corroborata anche dalla dichiarazioni di alcuni testimoni riferite a momenti antecedenti al sequestro, e delle responsabilità oggi attribuite a Leoluca Lo Bianco e ai suoi fratelli Antonio e Salvatore. “Il giorno 22 settembre, durante il primo pomeriggio, mentre la donna era in auto con il convivente, riceveva la chiamata sul cellulare dal figlio 20enne. Questi le riferiva di essere molto preoccupato poiché pedinato dai fratelli del Leoluca Lo Bianco. Terminata la conversazione telefonica il figlio perdeva le tracce della madre”. Da quella telefonata sarebbe scaturita un’accesa discussione tra la 40enne e il compagno, “motivo per il quale la donna veniva successivamente rinchiusa in un capannone da parte dei tre uomini, costretta mediante delle corde ad una canna fumaria per la tostatura delle nocciole, colpita con bastoni di legno e spranghe di ferro, calci, pugni, e lasciata senza cibo ed acqua fino al pomeriggio successivo, allorquando il compagno, spiazzato dalla convocazione in caserma fatta dei Carabinieri di Filandari (VV) decideva di liberarla inscenando una prestazione di soccorso in suo favore”.
La coppia ha altri tre figli piccoli, che sono stati prelevati dall’abitazione di Leoluca Lo Bianco ed affidati alla madre.