Via dalla sua Riace, separato dalla sua compagna. Mimmo Lucano la sua libertà la sta pagando a caro prezzo: lui non può soggiornare a Riace, mentre la sua compagna a Riace ci deve soggiornare per forza. “Ma almeno sono libero” dice, mentre da ogni parte d’Italia gli arrivano offerte di ospitalità.
“Mi ha rammaricato molto essere stato costretto a lasciare Riace, un paese a cui ho dato l’anima e che ho contribuito a risollevare dallo spopolamento e dall’abbandono ospitando i migranti – dice all’Ansa – Penso che la mia azione sia stata utile, oltre che per Riace, anche per la Calabria, dimostrando a tutti che non è soltanto terra di ‘ndrangheta e di fatti negativi. E questo per me è un motivo di orgoglio”. “Non ho ancora deciso dove andare – aggiunge il sindaco sospeso di Riace – Devo ancora trovare una casa in cui sistemarmi, ma ci sono amici che mi sono vicini in questo momento critico e che mi stanno assistendo. Sto vivendo, comunque, una condizione di precarietà. Ho in macchina un borsone con i miei effetti personali e alcuni libri”. Prima di andare via ha salutato il fratello Giuseppe ed il padre 92enne, che con le lacrime agli occhi lo hanno stretto in un lungo abbraccio. Quindi qualche ora di sonno, agitato e tra mille pensieri, e all’alba l’uomo che ha creato il “modello Riace”, rendendo famoso in tutto il mondo il sistema di accoglienza e di integrazione applicato in questo piccolo centro della Locride, è salito sull’auto condotta da un amico per obbedire al divieto di dimora impostogli dai giudici. Pur revocando gli arresti domiciliari cui era sottoposto dal 2 ottobre scorso, a Lucano è stata applicata una misura cautelare che, in un certo senso, lo mortifica ancora di più della detenzione, perché lo ha costretto ad allontanarsi dal suo paese e da quella gente che nutre nei suoi confronti una sorta di venerazione. Molti dei circa 130 migranti che vivono ancora a Riace, anche quelli più anziani, lo chiamano affettuosamente “papà Mimmo”. E lui, che praticamente li conosce uno per uno, li ricambia con il suo affetto. Lucano è certamente contrariato per quanto gli è accaduto, ma mantiene la sua lucidità e la sua fiducia nel prossimo e nel futuro. “Sono contento – dice – per il fatto che il mio sia diventato un caso nazionale e che se ne parli ormai dappertutto. Spero che sia utile per il riscatto di Riace. E spero che nel più breve tempo possibile mi venga tolto il divieto di dimora, in modo da consentirmi di tornare a casa. Io rispetto il lavoro di tutti, anche della magistratura, e sono fiducioso nel futuro. Credo anche che la verità, considerata la decisione che è stata presa di revocare il mio arresto, stia emergendo piano piano. Per questo spero che tutto si risolva presto”. Lucano ha avuto un breve colloquio con i suoi avvocati, Andrea Daqua ed Antonio Mazzone, nel loro studio di Locri, e si è poi intrattenuto con alcuni giornalisti a Caulonia davanti la casa in cui aveva alloggiato la compagna etiope, Tesfahun Lemlem, prima di trasferirsi a Riace. Dopodiché è andato via, diretto verso una località che non ha voluto rivelare, col suo carico di angosce ma anche con la segreta speranza che la sua vicenda si risolva nel più breve tempo possibile.
