Trentacinque bambini senza scuola. Careri, in provincia di Reggio Calabria, non ha la scuola per l’infanzia e quella elementare. E questo accade, scrivono i genitori riunitisi in un comitato, per un errore materiale che si è tardato a risolvere. Di qui la protesta e la denuncia, da parte del Comitato “Salviamo la scuola” di Careri Centro, che spiega di essere disposto ad autotassarsi per percorrere ogni via legale a tutela dei diritti dei bambini.
Tutto nasce, spiega il Comitato, quando nel dicembre 2017 il consiglio della città Metropolitana di Reggio Calabria, decide di non mantenere in essere la scuola primaria di Careri e la scuola per l’infanzia Natile Superiore. A gennaio la Giunta comunale evidenzia “la volontà di richiedere la riapertura delle scuole “facendo presente che la cittadina è un comune montano e che le conseguenze negative per la popolazione coinvolta sarebbero gravi”. Una decisione accolta favorevolmente dal consiglio dell’Istituto comprensivo Emanuele Terrana di Ardore Marina. Di qui la richiesta “alla Regione Calabria, alla Città Metropolitana di Reggio Calabria e all’Ufficio scolastico regionale Calabria ambito territoriale, di revocare il provvedimento di soppressione della Scuola di Careri per l’anno scolastico 2018/2019″. Il consiglio della Città Metropolitana, con una delibera datata 25 maggio, riconosce la necessità di ripristinare l’istituto.
“Dunque – scrive il Comitato – a maggio i tre attori principali del territorio (Comune di Careri, Istituto Scolastico di Ardore, Città Metropolitana di Reggio Calabria) sarebbero stati tutti concordi nell’approvare e deliberare la necessaria riapertura della Scuola. Di questa volontà, però, nel successivo provvedimento della Regione Calabria non risulta alcun riferimento”. E così la scuola viene chiusa.
A seguito della protesta attuata dal Comitato dei genitori dei bambini, il Prefetto di Reggio Calabria, il 20 settembre scorso, convoca un tavolo tecnico per la soluzione del problema, a cui partecipano tutte le autorità rappresentanti delle amministrazioni interessate. “Tutti avevano assunto degli impegni – scrive il Comitato – con tanto di verbale: l’amministrazione Comunale per parte sua a trovare un mezzo idoneo che, nelle more, trasportasse i bambini presso un istituto alternativo; la Preside dell’Istituto E. Terrana a compiere tutti gli atti necessari alla riapertura dei plessi qualora ricevesse una apposita delibera della Giunta Regionale”. Ma al momento senza esito.
Il comitato dei genitori “Salviamo la scuola”, fa sapere “che vigilerà sul rispetto degli impegni presi in Prefettura, procedendo comunque con le azioni legali già intraprese; qualora disattesi si riserva di procedere con ogni forma di protesta legale in tutte le sedi competenti”.