lunedì, 12 ottobre 2026

“Quinta bolgia”, il controllo della cosca su alcuni servizi dell’ospedale

La cosca di ‘ndrangheta Iannazzo-Cannizzaro-Daponte di Lamezia Terme, grazie ad alcuni sottogruppi imprenditoriali, aveva assunto il controllo di servizi quali la fornitura di ambulanze sostitutive del 118 e delle onoranze funebri imponendo – hanno riferito gli investigatori – “un controllo totale” e “occupando manu militari gli spazi” del pronto soccorso dell’ospedale di Lamezia Terme, “instaurando un regime di sottomissione del personale medico e paramedico operante”. E’ quanto è emerso da due indagini condotte dai finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro e dallo Scico di Roma, coordinate dalla Dda e dalla Procura ordinaria di Catanzaro, confluite nell’operazione “Quinta bolgia”.

Il primo filone, condotto dal Gico del Nucleo Pef di Catanzaro, ha riguardato due gruppi imprenditoriali che, avvalendosi anche del potere intimidatorio derivante dall’appartenenza alla ‘ndrangheta, avrebbero realizzato un assoluto monopolio nel settore delle autoambulanze sostitutive del 118 dell’ospedale di Lamezia, delle onoranze funebri, della fornitura di materiale sanitario, del trasporto sangue e altro ancora. Il “gruppo Putrino”, secondo l’accusa, è riuscito sin dal 2009 ad acquisire una posizione di dominio nella fornitura di ambulanze, aggiudicandosi la gara di appalto. Dal 2010 al 2017, il gruppo ha continuato a operare grazie a proroghe illegittime. E quando, nel 2017, il “gruppo Putrino” è stato colpito da un provvedimento interdittivo antimafia della Prefettura di Catanzaro, è subentrato il secondo sottogruppo denominato “gruppo Rocca”. Dalle indagini è emerso che i dipendenti dei due gruppi avevano le chiavi di alcuni reparti, la possibilità di consultare i computer dell’Asp, l’ingresso al deposito farmaci dedicato alle urgenze del pronto soccorso. In tale filone di indagine sono state arrestate 19 persone. Il secondo filone, condotto dal Gruppo tutela spesa pubblica del Nucleo Pef di Catanzaro e riguardante sempre il servizio ambulanze, ha portato alla luce l’allarmante carenza tecnica dei mezzi forniti: freni e luci non funzionanti, cambio difettoso, problemi alla frizione, revisioni non effettuate. Le ambulanze erano anche sprovviste delle dotazioni elettromedicali, quali la termoculla per il trasporto di neonati e le bombole di ossigeno erano o scadute o non presenti. Sui mezzi, inoltre, operava personale non qualificato e non provvisto delle adeguate abilitazioni. Nonostante questo, grazie ad accordi corruttivi con i tre dirigenti dell’Asp arrestati, il gruppo aveva comunque ottenuto le certificazioni di qualità richieste sulla base di una semplice verifica documentale, senza una verifica reale. Nell’ambito di questa seconda indagine sono state poste ai domiciliari 5 persone accusate, a vario titolo, di corruzione, induzione indebita a dare o promettere utilità, falso, rivelazione di segreto d’ufficio e frode nelle pubbliche forniture.

Il ruolo di Pino Galati

Secondo l’accusa Galati, insieme a Luigi Muraca, consigliere al Comune di Lamezia Terme nel periodo dello scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose – il 2017 – avrebbero rappresentato l’anello di congiunzione tra il contesto ‘ndranghetistico e la dirigenza dell’Asp di Catanzaro coinvolta nell’inchiesta. “Galati – ha spiegato Nicola Gratteri – nel settembre 2015 si è interessato per fare ottenere alle imprese del gruppo ‘ndranghetistico la proroga per il servizio sostitutivo di ambulanze del 118, incontrandosi in tre occasioni con Muraca e il ‘gruppo Putrino’. Resosi conto degli appostamenti della Guardia di finanza, Galati ha anche presentato una denuncia alla Procura di Roma dicendo di sentirsi in pericolo. Denuncia che poi è arrivata alla Procura di Lamezia Terme. Comunque Galati, con quell’intervento, sa di favorire un gruppo ‘ndranghetista”. “Dall’indagine – ha detto il procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, che ha coordinato l’inchiesta insieme a Gratteri ed ai pm Elio Romano e Vito Valerio – è emerso uno spaccato dell’equivoco evolversi dei rapporti tra cosche e pubblici amministratori”. La ‘ndrangheta, è stato il commento del generale Alessandro Barbera, comandante dello Scico della Guardia di finanza, “è capace di insinuarsi nei gangli della società e della pubblica amministrazione per inquinare l’andamento dei mercati e l’economia. E l’operazione di oggi costituisce la chiara attestazione del percorso di contrasto alla ‘ndrangheta 2.0 avviata con il procuratore Gratteri”. Il comandante provinciale della Guardia di finanza di Catanzaro, generale Davide Rametta, ha sottolineato la sinergia con lo Scico che ha portato stamani all’impiego di 200 uomini che hanno operato tra le province di Catanzaro, Crotone, Cosenza, Udine e Roma. “I dipendenti dei gruppi criminali coinvolti – ha spiegato il col. Carmine Virno, comandante del Nucleo di polizia economico-finanziaria di Catanzaro – erano in possesso delle password per accedere al sistema e verificare in anticipo quali pazienti fossero in condizioni gravi per fare intervenire le imprese di pompe funebri. Non esitavano neanche a fare pressioni sui familiari per ottenere il lavoro. Agivano come avvoltoi per ottenere il servizio. In un’intercettazione li si sente lamentarsi perché un paziente era stato trasferito in una clinica per trascorrere gli ultimi giorni di vita e loro avevano perso un lavoro”.

I dirigenti dell’Asp

L’ex direttore generale dell’Azienda sanitaria provinciale di Catanzaro Giuseppe Perri figura tra gli arrestati nell’operazione condotta stamani dalla Guardia di finanza di Catanzaro insieme allo Scico di Roma. Insieme a lui sono stati arrestati Giuseppe Pugliese, già direttore amministrativo sino all’ottobre 2017, e Eliseo Ciccone, già responsabile del Suem 118 ed ora destinato ad altro incarico. I tre sono accusati di plurimi episodi di abuso d’ufficio. In particolare, secondo l’accusa, Perri – già commissario straordinario e poi direttore generale sino all’agosto 2018 – e gli altri due funzionari dell’Asp avrebbero favorito un gruppo imprenditoriale ‘ndranghetistico nella fornitura del servizio sostitutivo delle ambulanze del 118. Il gruppo, in particolare, dal 2010 e sino al 2017, ha continuato a operare in assenza di una gara formale, a seguito di plurime, reiterate oltre che illegittime proroghe, in alcuni casi addirittura tacite, ottenute grazie ai rapporti privilegiati intrattenuti con i dirigenti Asp.