Era il sindaco campione mondiale dell’accoglienza, sebbene amministrasse un comune di appena 2.300 abitanti. Per questo l’arresto di Mimmo Lucano indigna la sinistra, cui egli appartiene, gonfia le vene a destra e disorienta agnostici e neutrali. La Guardia di finanza gli ha notificato un ordine di custodia cautelare agli arresti domiciliari per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti chiesto della Procura di Locri, che ha anche disposto il divieto di dimora nei confronti della sua compagna, Tesfahun Lemlem, di origine eritrea, accusata degli stessi reati. L’operazione, denominata “Xenia”, è il risultato di indagini sulla gestione dei finanziamenti erogati al comune di Riace dal Ministero dell’Interno e dalla Prefettura di Reggio Calabria per l’accoglienza dei rifugiati e richiedenti asilo politico. La Procura aveva chiesto gli arresti domiciliari anche per altre 14 persone, vedendosela rigettare dal Gip. Lucano era indagato da un anno: il 5 ottobre 2017 gli fu notificato un avviso di garanzia per abuso d’ufficio, concussione e truffa aggravata, ipotesi di reato molto diverse da quelle addebitategli oggi, e comunque nei suoi confronti sono cadute tutte le contestazioni più gravi fatte dai magistrati di Locri, che chiedevano l’arresto anche per associazione a delinquere, abuso d’ufficio e malversazione, ed insistevano su concussione e truffa aggravata, come un anno fa. A giudizio del gip, Domenico Di Croce, che ha accolto solo due dei nove capi d’imputazione, invece, la gestione dei fondi è sì stata disordinata, opaca e discutibile ma non illecita, e soprattutto Lucano non s’è messo in tasca un solo euro. Di più: riferendosi all’indagine, il gip parla di errori grossolani, conclusioni indimostrabili,congetture ed inesattezze, e critica l’operato di magistrati ed investigatori. Per l’accusa di concorso in corruzione, ad esempio, il gip scrive che l’ipotesi non è stata approfondita con la dovuta attenzione, che i riscontri sono carenti e che la persona che ha detto di aver emesso fatture false perché minacciato da Lucano è tutt’altro che attendibile. Tuttavia, lo stesso giudice descrive il sindaco di Riace come persona che “vive oltre le regole”, con una “dimestichezza” e “spregiudicatezza” che “generano stupore”, trasgredendo intenzionalmente quelle norme civili e amministrative delle quali proprio lui era tenuto per primo a garantire il rispetto, e muovendosi al confine tra lecito ed illecito. Un confine che Lucano avrebbe superato sia nella vicenda relativa all’affidamento dei servizi di pulizia della spiaggia di Riace a due cooperative non iscritte all’albo regionale senza le necessarie procedure di gara, sia in quella riguardante i matrimoni tra immigrati ed italiani, in particolare tra giovani donne straniere cui veniva negato il permesso di soggiorno e uomini di Riace. Lucano insomma paga non il solito, illecito arricchimento cui le inchieste ci hanno abituato, bensì la convinzione di poter violare le regole nell’ottica del fine che giustifica i mezzi. Ma quando i mezzi sono le persone, scrive il gip nell’ordinanza, il fine raggiunto tradisce quegli stessi scopi umanitari che hanno sorretto le azioni.
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