[fvplayer src=”https://59d7d6f47d7fc.streamlock.net/videocalabriavod/mp4:7a4e3129-b14a-4d09-8051-29a37c40a2b3-servizio-tg-strage-via-popilia-2000.mp4/playlist.m3u8″]Mandanti, esecutori materiali e fiancheggiatori. Sono tutti i presunti protagonisti della “strage di via Popilia” i 5 uomini arrestati a Cosenza dagli agenti della Dia di Catanzaro, che ritiene così di aver fatto luce piena sul gravissimo fatto di sangue che nel novembre del 2000 provocò la morte di Aldo Benito Chiodo e Francesco Tucci, ed il ferimento di Mario Trinni in un agguato condotto a colpi di kalashnikov.
Un contributo alle indagini è venuto da un collaboratore di giustizia, Francesco Bevilacqua, detto “Franchino di Mafalda”, all’epoca dei fatti capo degli zingari di Cosenza, già condannato per lo stesso fatto del quale si è autoaccusato dopo essere diventato collaboratore di giustizia.
Gli arrestati sono Luigi Berlingieri di 48 anni e Fiore Abbruzzese (di 52), ritenuti componenti del gruppo di fuoco; il 48enne Antonio Abbruzzese, presunto mandante dell’agguato assieme a Francesco Bevilacqua; e poi Saverio Madio di 56 anni e Celestino Bevilacqua di 57 che si sarebbero occupati, il primo del trasporto dei killer fino a via Popilia, ed il secondo del loro recupero dal luogo in cui venne interrata l’auto utilizzata per l’agguato.
Tutti, secondo gli inquirenti, erano stabilmente inseriti nella criminalità mafiosa cosentina di etnia nomade.
Chiodo, il vero destinatario dell’agguato, era ritenuto il “contabile” dell’allora gruppo confederato Cicero-Lanzino. Tucci e Trinni furono, invece, vittime collaterali.
Dopo l’avvio della collaborazione, Bevilacqua aveva svelato tutti i retroscena del delitto, rivelando nomi, modalità di esecuzione e movente. Quest’ultimo sarebbe da ricercare nel mancato rispetto, da parte di Chiodo, dei patti stretti dai nomadi con l’allora gruppo confederato Lanzino-Cicero sulla spartizione dei proventi di alcune attività illecite precluse agli zingari quali estorsioni, usura e traffico di cocaina. Vicenda che nei primi anni 2000 provocò un’autentica guerra di mafia.
Successive dichiarazioni di altri collaboratori, raccolte di recente e riscontrate dagli investigatori della Dia, hanno permesso di acquisire ulteriori elementi di prova nei confronti degli arrestati.
Nell’agguato, portato a termine nel pomeriggio del 9 novembre 2000 in via Popilia a Cosenza, i sicari utilizzarono, oltre ad una pistola Beretta, anche un fucile mitragliatore kalashnikov. La Lancia Thema utilizzata per l’agguato fu ritrovata sepolta nel cantiere della De.MAR Costruzioni di Sergio Perri, ucciso in un agguato di stampo mafioso insieme alla moglie il successivo 17 novembre.
Dalla ricostruzione investigativa, su quell’auto insieme a Francesco Bevilacqua ci sarebbero stati Luigi Berlingieri – detto “occhi di giaccio” o “il cinese” – armato del Kalashnikov; Fiore Abbruzzese, detto Ninuzzo, con il compito di fare da autista, e Gianfranco Iannuzzi, detto “a’ ntacca”, successivamente vittima di lupara bianca.