mercoledì, 07 ottobre 2026

Tragedia del Raganello, scoppia la polemica tra Guide alpine e Aiga

Covava sotto la cenere ormai da anni ed è divampata dopo la tragedia delle gole del Raganello: la polemica sul ruolo di accompagnatore nelle escursioni sui torrenti è deflagrata mettendo di fronte le guide alpine e l’Associazione italiana guide canyon. Al centro della querelle ci sono la sicurezza, la formazione professionale e le normative, poco chiare, che non aiutano a chiarire l’intrigo burocratico. La miccia è stata accesa da Pietro Giglio, presidente delle guide alpine della Valle d’Aosta – regione dove la pratica del canyoning è in costante crescita – che, all’indomani dell’incidente nel Parco del Pollino, ha parlato apertamente di “abusivismo”: “Il torrentismo prevede manovre di corda e sicurezza che sono una componente esclusiva dell’attività di guida alpina”. Giglio non ha dubbi, solo le guide alpine con un’apposita specializzazione possono fare da accompagnatori in questo sport. A rinforzare la tesi ci ha pensato Cesare Cesa Bianchi, presidente del Collegio nazionale delle guide alpine. “Nel mondo delle attività outdoor – ha tuonato – vige da tempo il caos più assoluto, da 10 anni chiediamo ai governi di mettere mano per un riordino delle professioni del settore, è ora di fare qualcosa”. Poi aggiunge: “Nessuna guida alpina faceva parte del gruppo, nessuna guida alpina è rimasta coinvolta. Eppure di ‘guide’ si sente parlare nei fatti accaduti, sebbene la legge italiana stabilisca che le attività outdoor che si svolgono a livello professionale in ambiente impervio o con utilizzo di dispositivi e di tecniche alpinistiche siano prerogativa esclusiva delle guide alpine. Fra queste rientra il canyoning”.

La replica dell’Associazione italiana guide canyon, attraverso il portavoce Roberto Locatelli, non si è fatta attendere. “Siamo regolarmente inseriti nell’elenco del ministero dello Sviluppo Economico – spiega – e svolgiamo l’attività su tutto il territorio italiano, in ossequio alle leggi. Le guide alpine si sono opposte, chiedendone invano la cancellazione, cosa impossibile per il semplice fatto che l’Aigc risponde a tutti i requisiti“. Locatelli ricorda inoltre che “il percorso di formazione della figura professionale della Guida Canyon dura più di 750 ore” ma “sembra che solo le guide alpine siano in grado di garantire in modo assoluto la sicurezza, escluso poi registrare numerosi incidenti, purtroppo anche mortali: le guide dell’Aigc, grazie alla formazione e al continuo confronto con organizzazioni internazionali, riescono a mitigare al massimo i rischi dell’ambiente canyon in ogni condizione, offrendo ai partecipanti i più alti standard di sicurezza”. (Ansa)