Attualità Crotone Notizie Primo Piano

Quattro anni senza Gianfranco Riga: il ricordo di Video Calabria

Quattro anni fa scompariva Gianfranco Riga. Prematuramente, si dice quando se ne va un uomo ancora giovane. E Gianfranco lo era, giovane, giacché aveva solo 46 anni. Ma gli avverbi più scontati non bastano a descrivere lo sgomento di quelle ore. La tragedia avvenne in piena notte, di primo mattino la notizia aveva già fatto il giro di Crotone. Sgomento, incredulità, frastornamento, smarrimento era quello che abbiamo provato, tutto insieme. Perchè non era stato un incidente, una delle tante orribili cose che possono capitare a chiunque. Ancora oggi non sappiamo esattamente per quale motivo il suo cuore abbia ceduto, ed in fondo, quattro anni dopo, neppure è così importante.

Era l’unico figlio maschio di Elio Riga, il fondatore di Video Calabria, ma il timone lo aveva rilevato da tempo, più di una ventina d’anni, dopo quelli passati a guardare, ascoltare, apprendere. Conosceva l’uso delle macchine, ancora piccolo aveva condotto trasmissioni d’intrattenimento, come si direbbe oggi, la domenica mattina, poi anche il telegiornale. Uno che faceva televisione doveva sapere come si faceva televisione. Ma il progetto del padre era un altro, della tv avrebbe dovuto occuparsi lui, più giovane, aggiornato, dinamico. Un passaggio di testimone lento: la sua stanza, l’ultima a sinistra nell’appartamento al quarto piano, col parquet e la scrivania in radica, un’enorme televisore e la poltrona. Era un altro mondo, quello in cui cominciò a fare, non solo ad essere, editore: pochissime autoproduzioni, tanti cartoni animati e film in bianco e nero per riempire i palinsesti e sfuggiva all’implacabilità del diritto d’autore. Certo, il salto di qualità avvenne tra il 1982 ed il 1983, quando Video Calabria si aprì alla sinergia con Italia Uno, l’emittente fondata dal sempre troppo dimenticato Edilio Rusconi che poi la vendette a Silvio Berlusconi. Ma per la crescita si trattò di una svolta, perché il confronto con la mentalità e l’approccio manageriale dei milanesi in affari impresse un cambio di passo nella visione.

Fino ad allora, l’impronta era stata squisitamente familiare: Gianfranco non rinnegò la scelta del padre, ma maturò sufficienti esperienza e competenze per essere la risultante evoluta di due modi di vedere. Quello che egli fece, affermando la propria personalità al di là del diritto di discendenza e conquistandosi il rispetto del gotha della televisione privata italiana, fu di affermare la propria indipendenza, di fare scelte anche impopolari, di assecondare le intuizioni, di fidarsi e poi anche affidarsi in maniera totale a Salvatore Gaetano, per tutti Pablo, cognato ma soprattutto amico, confidente, consigliere. Per una buona quindicina d’anni Video Calabria è stata la televisione di Gianfranco e Pablo, la televisione che conquistò il primato regionale degli ascolti, saldo ed indiscutibile, mantenuto fino ad oggi, ceduto solo per brevissimi periodi, una manciata di mesi, e questo nonostante l’indubbia crescita, sia economica che qualitativa, della concorrenza. Sotto la sua guida, Video Calabria è entrata nella classifica delle prime cinque emittenti televisive private italiane nel rapporto tra telespettatori e popolazione residente, quella, per intenderci, in cui risiedono stabilmente colossi come TeleLombardia o TeleNorba.

Un altro merito che gli va ascritto è quello di avere avuto la capacità di adattarsi ai continui cambiamenti di un settore in costante evoluzione, come tutti quelli ad alta tecnologia. Cambiamenti che ha interpretato prima e molto meglio di altri. Così anche per il passaggio al digitale terrestre, la rivoluzione che ha cambiato le sorti della tv come la si conosceva dagli anni ’50. Ha combattuto in prima fila per far comprendere ad una classe politica distratta, usiamo un eufemismo, la portata dell’evento, e quanto fosse indispensabile sostenere un settore altrimenti destinato a rimanerne travolto. Ha investito pesantemente, mettendo mano alle infrastrutture di rete. Una scelta onerosissima, che gli è costata economicamente e soprattutto personalmente. Era il 2012, la crisi globale, iniziata qualche anno prima negli Stati Uniti, si era allungata sull’Europa e sul nostro Paese.Vivendo di pubblicità, il settore televisivo è tra quelli che più hanno sofferto. Lui questa sofferenza l’ha somatizzata.

Era orgoglioso, irruento, meticoloso. E riservato, molto riservato. Ha interpretato un ruolo per forza di cose pubblico con rara discrezione: poche foto, poche partecipazioni pubbliche, alle quali sfuggiva perché credeva scivolassero in pure esibizioni, pochissime interviste. La fatica della responsabilità può essere il peggiore usuraio, ti concede proroghe sapendo che riscuoterà gli interessi. Forse è andata così, è una delle poche spiegazioni che riusciamo a darci. Ma anche questo, adesso, a pensarci bene non ha più importanza. Quattro anni dopo, ricordandolo, speriamo solo che, ovunque si trovi, stia bene e sia contento di quello che abbiamo fatto e che faremo, e del tesoro fatto del suo esempio. Anche perchè altrimenti, sai che sfuriate…

F.S.

Condividi su:
  •  
  •  
  •  
  •