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Quindici euro per 12 ore di lavoro nei campi: 15 arresti in una operazione contro il caporalato (Video)

Sequestrati beni per 15 milioni di euro a 10 aziende Scritto da: REDAZIONE

 

Quindici euro per dodici ore di lavoro, durissimo, nei campi. Sono accusate di sfruttamento del lavoro, minacce ed estorsioni le quindici persone arrestate dai Carabinieri tra le province di Cosenza, Matera e Crotone, nel corso una vasta operazione contro il caporalato. Gli arresti sono stati effettuati nei comuni di Crosia, Corigliano-Rossano, Celico, Spezzano della Sila, Policoro, Strongoli, Cirò Marina e Crotone, mettendo in luce una pratica diffusissima ma troppo spesso tollerata. Sei persone sono finite in carcere; nove ai domiciliari. E contestualmente sono stati sequestrati beni e quote aziendali di 10 imprese che operano nel settore agricolo (4 in provincia di Cosenza, 5 in provincia di Crotone ed 1 in provincia di Matera), oltre che 5 veicoli utilizzati dai “caporali” per il trasporto degli operai impiegati in nero. L’ammontare complessivo dei beni sequestrati è di circa 15 milioni di euro.

Nel corso dell’indagine, spiega una nota della Procura di Castrovillari, è emerso il “reiterato ricorso a minacce, anche di morte e ad atti di violenza da parte degli indagati per costringere le vittime ad accettare pagamenti dalle 15 alle 30 euro a fronte di oltre 12 ore di lavoro nei campi”, prospettando in caso contrario il licenziamento. Evidenziate anche “ripetute violazioni in materia di igiene e sicurezza dei posti di lavoro (in quanto mai sottoposti a visita medica neanche in caso di infortuni). In un caso è stata negata assistenza ad un lavoratore che si era infortunato ad una gama dopo aver caricato oltre 630 cassette di pomodoro”. Inoltre, prosegue la nota, “i caporali esigevano la restituzione di parte dello stipendio dai lavoratori, ed istruivano gli stessi nel caso di eventuali controlli delle forze dell’ordine”.

“Nel corso dell’indagine – scrive il procuratore Alessandro D’Alessio – si è toccato con mano la drammaticità della piaga dell’intermediazione nel lavoro, al fine di sfruttare la manodopera di lavoratori di varie nazionalità costretti per necessità a subire condizioni di lavoro estenuanti, retribuito con paghe assai misere, della quali si approfittavano i caporali”

L’inchiesta è scaturita da un’indagine avviata dalla Stazione Carabinieri di Mirto Crosia, condotta con il Comando Carabinieri tutela del Lavoro di Cosenza e coordinata dalla Procura di Castrovillari. Riguarda un periodo di tempo che va dal 2018 fino al 2021, ed è stata corroborata dalle denunce e dalle testimonianze dei lavoratori.

 

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