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Reggio Calabria, scoperte due guide turistiche abusive nel Museo Archeologico Nazionale

La Polizia Municipale di Reggio Calabria, nella mattinata di venerdì scorso, con alcuni agenti in divisa e in borghese, ha svolto un intervento mirato volto all’individuazione di guide turistiche abusive nei siti di maggiore interesse turistico della città reggina, in due distinte operazioni, hanno colto sul fatto due persone intente ad accompagnare illegalmente dei gruppi di turisti. Lo rende noto in un comunicato l’Associazione Guide Turistiche della Calabria. Dopo i necessari accertamenti, preceduti dall’attenta osservazione del loro operato all’interno del Museo Archeologico Nazionale, è scattata la contestazione per il reato di esercizio abusivo di professione di guida turistica. A nulla sono valse le giustificazioni dei due abusivi, uno dei quali si è qualificato come “accompagnatore turistico” (qualifica che non consente di esercitare l’attività di guida) pur dovendo ammettere davanti all’evidenza che, in realtà, stava illustrando i reperti ad un gruppo di turisti con i quali aveva in precedenza concordato servizio e tariffa e l’altro presentatosi, invece, come archeologo (titolo di per se’ del tutto insufficiente per poter fornire servizi di visite guidate) e anch’esso tradito dal proprio comportamento antecedente alla contestazione formale.

Questa nuova politica di contrasto all’abusivismo fa seguito a diverse segnalazioni delle guide turistiche operanti nel territorio e afferenti all’AGTC, l’Associazione Guide Turistiche della Calabria, i cui rappresentanti hanno più volte sollecitato le istituzioni su questo tema, arrivando anche a presentare esposti presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria. Da diversi anni, infatti, i professionisti abilitati e regolarmente iscritti all’Elenco Ufficiale tenuto dalla Città Metropolitana, lamentano una inammissibile e crescente presenza di persone (sia italiane che straniere) intente ad esercitare abusivamente la professione di guida turistica presso i principali poli turistici di Reggio Calabria e provincia (in particolare presso il Museo Archeologico Nazionale, il Corso Garibaldi, il Lungomare Falcomatà, la Cattedrale, il Castello Aragonese, ecc. nonché località turistiche del circondario quali Scilla, Pentedattilo o Bova) sebbene siano privi dei requisiti previsti dalla normativa vigente. Costoro spesso si confondono con i visitatori perché non indossano il tesserino di riconoscimento rilasciato dalla Città Metropolitana, oppure talvolta indossano un badge con la generica indicazione di guida che non ha nessun valore legale.

Le sanzioni

Nessuna di queste persone, secondo l’Associazione, «può esercitare la professione di guida turistica senza commettere il reato di esercizio abusivo della professione e incorrere nelle relative sanzioni penali previste dalla normativa vigente, come è appunto avvenuto anche in questi ultimi casi. A tale proposito è utile ricordare che in Calabria la professione di guida turistica è regolamentata dalla Legge Regionale n° 8 del 2008, la quale oltre a definire (art. 31) la figura professionale della Guida Turistica, all’art. 36 stabilisce anche le sanzioni amministrative pecuniarie che sono comminate dai Comuni (preposti al controllo su delega della Regione) a “chiunque eserciti, anche occasionalmente, le professioni di cui all’art. 31, senza essere in possesso della relativa autorizzazione“ (sanzione amministrativa da 1.000 a 4.000 euro), nonché a chiunque (nella fattispecie agenzie di viaggio, tour operator, associazioni di varia natura, ecc.) “per l’espletamento dell’attività delle professioni turistiche di cui all’art. 31 si avvalga di soggetti non muniti di autorizzazione” (sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro raddoppiabile in caso di recidiva)».

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