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Regione Calabria: la sfida di De Magistris piomba sulle difficoltà di centrodestra, centrosinistra e 5Stelle

La Lega e la questione del rinnovamento epocale. Il Pd e il tema del cambiamento dopo Oliverio. I pentastellati e la partitocrazia. La stragrande maggioranza dei calabresi che considera Nicola Gratteri un eroe Scritto da:

La scesa in campo, netta e convinta, di Luigi De Magistris quale candidato alla presidenza della Regione Calabria è la notizia del giorno. Una notizia in parte prevedibile, e che aveva già fatto discutere, ma che tradottasi in conferma ufficiale diventa un problema politico serissimo per il centrodestra, per il centrosinistra e per i 5Stelle. Perché? La risposta non è difficile: la Calabria continua a essere in attesa di una vera “rivoluzione” – così l’ha definita lo stesso De Magistris nei suoi primi interventi in terra bruzia -, democratica e ariosa, tale da sovvertire un andazzo indigesto che si ripete ormai da molti anni e che ha avuto ed ha come prima conseguenza la mancata soluzione delle troppe emergenze di una regione alla stremo. Il sindaco di Napoli ha già dimostrato per due volte consecutive, nel capoluogo campano, di avere la forza necessaria per sconquassare assetti politici imbalsamati, sclerotizzati ed autoreferenziali. Ma Napoli, sottovalutano forse in tanti, è la metropoli che è stata la Capitale del Sud e che continua a essere il riferimento principale del sentirsi meridionali.

Napoli è per molti versi accomunabile all’intera Calabria, per tutte le sue contraddizioni, per le sue immense potenzialità e la sua struttura economico-sociale nel complesso debole, per la sua storia nobilissima, per un’identità culturale che si può misurare in millenni, per un patrimonio immenso archeologico, artistico, monumentale, spirituale, agroalimentare, gastronomico, folklorico e identitario da porre a base di forme sostenibili di sviluppo. Napoli è Calabria e la Calabria è Napoli: lo dice la storia, lo dice il “Dna” del popolo, lo dice il legame indissolubile che lega tutta la gente del Sud. Ecco perché de Magistris, che a Napoli ha vinto contro ogni forma precedente di sistema politico-partitico, può avere tutte le carte in regola per replicare una vittoria in terra calabra. Può farcela se non commetterà errori e farà le scelte giuste.

Dicevamo, quindi, che centrodestra, centrosinistra e 5Stelle hanno serie ragioni per allarmarsi. La Lega, nonostante i toni della campagna elettorale per le ultime regionali, non è riuscita finora a garantire un netto stacco da logiche politiche e di governo superate di cui sono stati responsabili sia i suoi diretti avversari del centrosinistra sia i suoi alleati di centrodestra. La proclamata svolta non c’è, non si è vista, non si riesce a percepire distintamente. Non c’è stata con la compianta Jole Santelli, nonostante quanto continui ostinatamente ad affermare il suo ex vice Nino Spirlì, e non c’è con la stessa guida di un Nino Spirlì attento sempre a sottolineare come si sia voluto immettere su un binario di continuità politica con la maggioranza eletta nel 2020. Spirlì non ha forse ben metabolizzato che la Calabria ha bisogno di fortissime e potenti discontinuità, come invece molto probabilmente ha intuito Luigi De Magistris. Questo tipo di atteggiamento costituisce un problema politico serio per quanti speravano che la Lega in Calabria potesse significare rottura netta con il passato. Il centrosinistra ha lo stesso problema del centrodestra: ha rotto con la stagione di Mario Oliverio, criticata, contestata e rifiutata su più fronti, ma è impantanato nelle difficolta politiche della prima città della Calabria (la stupenda Reggio), né ha prodotto al proprio interno forme di rinnovamento radicali.

I 5Stelle sono forse troppo impegnati nella sopravvivenza del governo Conte per tentare una possibile azione di svolta in Calabria, appoggiando De Magistris. Ancora non ci sono decisioni ufficiali sul fronte pentastellato né è detto che emergeranno necessariamente posizioni monolitiche. Si vedrà e si valuterà nei prossimi giorni, alla prova dei fatti. I 5Stelle raccolsero valanghe di voti alle politiche del 2018 in Calabria, ma dovrebbero chiedersi perché!

Come reagiranno centrodestra, centrosinistra e 5Stelle di fronte all’ormai certo impegno dell’ex pubblico ministero Luigi de Magistris? Cambieranno rotta rispetto a quanto non si sia finora ascoltato nei corridoi della politica? Avranno la forza di contrastare De Magistris opponendogli scelte che significhino altrettanta voglia di cambiamenti “rivoluzionari”? Cosa decideranno, in particolare, la Lega di Salvini, che alla precedenti regionali aveva promesso agli elettori calabresi mutamenti profondi in settori vitali (dall’agricoltura alla sanità e all’artigianato, dal rapporto con l’Europa al turismo, ecc.), e un Pd che ha governato per troppi anni la Calabria senza riuscire mai a delineare politiche finalmente risolutive dei drammi della regione?

Il sindaco di Napoli, capitale del Sud, ha una carta politica importantissima da giocare. Le sue prime dichiarazioni lasciano pensare che de Magistris voglia parlare a tutti i Calabresi, senza farsi condizionare da barriere ideologiche, da steccati partitocratici, da posizioni pendenti più a sinistra che verso il maggioritario popolo (almeno in molte realtà calabresi) di centro e di centrodestra. Se De Magistris riuscirà a intercettare l’immensa variegata voglia di cambiamento e di “rivoluzione” democratica e civile che c’è in Calabria, non è detto che non riesca a spuntarla contro la partitocrazia di centrodestra, di centrosinistra e, alla luce di quanto sta accadendo a Roma, anche pentastellata.

Un’ultima considerazione. L’eroe di migliaia e migliaia di Calabresi si chiama Nicola Gratteri, grande magistrato anti-ndrangheta, anti massomafia, anti poteri deviati. Per la stragrande maggioranza dell’opinione pubblica calabrese Nicola Gratteri è il simbolo di una Calabria che vorrebbe essere diversa, meglio governata e rappresentata, capace di pensare a una gestione del potere ricca di valori profondi. Questa Calabria è stanca di dover constatare che la partitocrazia ha grande difficoltà, nel suo complesso, e tranne diffusi esempi positivi che pur esistono, a partorire quella “rivoluzione” democratica di cui si ha urgente bisogno e che non è più rinviabile pena il completamento di un enorme processo di emarginazione, di impoverimento e di prostrazione che si è già mostrato con estrema chiarezza. Lo spazio politico per chiunque voglia essere in sintonia con questo spirito dei calabresi c’è e può essere colto in tutta la sua più profonda essenza.

Antonella Iacobino

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