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Regione Calabria: quanti consiglieri comunali, assessori o sindaci sono coinvolti direttamente o indirettamente nei Gruppi o nelle Strutture?

Quale modello politico-organizzativo hanno deciso di darsi i partiti, e come incide questo stesso modello sulla vita democratica e sulla raccolta del consenso elettorale? Scritto da: REDAZIONE

Talvolta la politica calabrese fa finta di non capire! Occorrerebbe prendere in esame, relativamente almeno agli ultimi 15 anni, se non 20 anni, la situazione relativa alla gestione e utilizzazione dei fondi dei gruppi regionali di tutti i partiti per la definizione di innumerevoli rapporti di collaborazione, collegandola a quella dell’organizzazione delle cosiddette strutture, tra semplici consiglieri regionali, assessori, presidenti, ecc. ecc. Nessuno intende fare di tutte le erbe un fascio, per carità. Né si vuole fare facile demagogia. Ma alcune domande sono legittime, sia perché comunque si sta parlando di soldi pubblici, sia perché si tratta di capire quale sia il livello qualitativo della politica calabrese e quali collegamenti ci siano con la tenuta e creazione del consenso elettorale. Si tratta di capire che senso abbiano fino in fondo tutti i vari rapporti di collaborazione sottoscritti, quali risultati tangibili abbiano partorito, a quali esigenze di rafforzamento della qualità della politica e della vita istituzionale abbiano fatto riferimento. Altra domanda che ha valore politico: quanti consiglieri comunali degli oltre 400 Comuni calabresi, o assessori comunali o sindaci, o loro stretti congiunti (mogli, mariti, fratelli, sorelle, figli, cugini…) sono stati coinvolti, e da chi e perché, nel mare di rapporti di collaborazione o nelle strutture della Regione Calabria? Diversi articoli di stampa stanno sollevando alcune questioni che meritano adeguati approfondimenti perché, ritorniamo al tema fondamentale di queste poche righe, qui occorre capire che tipo di organizzazione intende darsi la politica calabrese, che tipo di rapporto i partiti vogliono con i loro eletti o nominati alla Regione, come si intende costruire la macchina del consenso elettorale per i partiti e i singoli, quale vuole essere il livello qualitativo della politica calabrese. Queste domande se le devono porre prima di tutto i Partiti a Roma, poi i Partiti in Calabria, e qualora dovesse emergere qualche tipo di distorsione (politica, giuridica, finanche etica, ecc.) anche gli organismi competenti.
La menzionata mappatura dei consiglieri comunali, assessori e sindaci dei Comuni calabresi destinatari direttamente o indirettamente di incarichi di collaborazione o di assunzioni a tempo determinato ha, innanzitutto, eminente valore politico. Gli amministratori locali della Calabria svolgono una funzione importante, nella stragrande maggioranza dei casi poco o mal remunerata. Occorre però stare attenti e capire fino a che punto il loro diretto o indiretto coinvolgimento rappresenta un reale arricchimento della vita politico-istituzionale della Regione, o se si entra anche nel campo del consolidamento del consenso elettorale di partiti o singoli eletti. Nel secondo caso, infatti, qualora risultasse significativo, sarebbe indispensabile mettere un punto fermo e chiedere ai partiti nazionali e calabresi che modello politico-organizzativo hanno deciso di darsi, e come questo modello politico-organizzativo incida sulla qualità della democrazia e sul funzionamento delle amministrazioni locali e della Regione. Ma c’è di più: qual è il messaggio che i partiti danno alla società calabrese tradizionalmente devastata dai fenomeni della disoccupazione e della sottoccupazione? Si invia un messaggio chiaro che porta alla formazione continua e alla meritocrazia, al libero mercato? O si inviano altri tipi di messaggi?
La riflessione va avviata rapidamente e in maniera profonda.

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