martedì, 25 giugno 2024

Regione, il Consiglio riforma i Consorzi bonifica: ci sarà un ente unico

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La riforma dei Consorzi di bonifica passa in Consiglio regionale, come previsto, per giunta senza bisogno della fiducia, la cui richiesta era stata ritirata dal presidente Occhiuto poco prima che si votasse e dopo aver ribadito, nell’intervento di apertura, che la sua intenzione è quella di condurre una legislatura riformatrice, e di non avere interesse a fare il presidente a tutti i costi. Sono 21 i voti favorevoli alla legge che fissa la gestione del settore da parte di un’unica personalità giuridica al posto delle 11 pre-esistenti, e che prevede che d’ora in poi solo chi è in regola col pagamento dei tributi potrà contare sulla concessione delle risorse, sia nazionali che comunitarie, destinate alle politiche agricole. 21 voti sono più di quelli della maggioranza compatta: infatti tra i favorevoli si schierano anche Francesco Afflitto del M5S e Ferdinando Laghi di DeMa. Politicamente, Occhiuto ottiene la conferma che la maggioranza che sostiene la sua giunta è salda e riesce anche a scalfire l’opposizione. Il nascituro consorzio unico inizialmente avrà un’organizzazione in comprensori che ricalcherà i territori degli undici consorzi in via di dismissione, anche se questi stessi ambiti potranno essere modificati dalla giunta regionale. Per il centrodestra, la riforma punta a riportare sotto un’unica gestione attività, progetti, spese ed interventi di manutenzione. Sono soprattutto le spese, tuttavia, quelle che hanno indotto Occhiuto a fare della riforma dei consorzi una battaglia politica dirimente: secondo il bilancio della Regione, al 31 dicembre scorso le vertenze che riguardano i consorzi pendono per 13 milioni di euro, più altri 40 milioni di euro dovuti al coinvolgimento di terzi. Un rischio troppo grande per pensare di tenere il sistema in equilibrio, così come non si può accettare, secondo Occhiuto, di premiare agricoltori non in regola coi pagamenti. Per Katya Gentile, presidente della commissione agricoltura del Consiglio regionale, la riforma non era rinviabile per garantire sia l’efficienza dei servizi che la sostenibilità economica.

Il Pd non nega la patologia che affligge il settore, ma spiega il voto contrario con la non condivisione della scelta circa il metodo di cura e per la mancanza di confronto in aula. Senza contare, dice Ernesto Alecci, che non si conosce l’esatto ammontare del debito, e che esiste il rischio di un ennesimo conflitto giurisdizionale perché il consorzio unico non è contemplato dalla Conferenza Stato-regioni.