Cronaca Notizie Reggio Calabria

Riciclaggio, bancarotta fraudolenta e frode: arrestate due persone e sequestrati beni per 5 milioni

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La Guardia di Finanza di Reggio Calabria, con il supporto del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata, hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di misura cautelare emessa dal Gip, su richiesta della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, nei confronti di:

  • Vincenzo Morabito, cl. ‘68, della misura della custodia cautelare in carcere;

  • Giusi Larosa, cl. ‘81, della misura interdittiva della sospensione dall’esercizio di imprese o uffici direttivi di persone giuridiche ed imprese con interdizione dalle attività ad esse inerenti, per la durata di mesi 12,

poiché ritenuti responsabili – a vario titolo – dei reati di associazione per delinquere, riciclaggio, omessa dichiarazione, emissione di fatture per operazioni inesistenti, occultamento o distruzione di documentazione contabile, bancarotta fraudolenta – circostanze aggravanti, per essersi associati tra loro e con altre persone, allo scopo di commettere una serie di delitti in materia tributaria, di bancarotta fraudolenta e di riciclaggio. Contestualmente è stato eseguito un decreto di sequestro Preventivo d’urgenza nei confronti di Girolamo Strangi cl. ’44, Demetrio Rossini cl. ‘73, Immacolata Leonardo cl. ‘67, nonché della sopra citata Giusi Larosa cl. ’81, che dispone provvedimenti cautelari reali su un patrimonio a questi ultimi riconducibile – ubicato nelle province di Reggio Calabria, Siena, Milano, Roma, Catania e Vicenza – il cui valore è stimato in complessivi 5 milioni di euro.

Le misure cautelari in argomento costituiscono l’epilogo delle indagini condotte dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, in relazione ai fallimenti – dichiarati dal Tribunale di Reggio Calabria tra il 2010 e il 2015 – delle seguenti imprese già operanti nel settore del commercio di elettrodomestici ed apparecchi televisivi: “GTM.COM. S.a.s. di Tavani Domenico”, “Southware S.r.l.”, “F.D. Elettronics S.r.I.” e “GI.SA. S.r.l.”.

Le indagini

Le investigazioni svolte hanno permesso di rilevare l’esistenza di una struttura organizzata, composta da 10 responsabili, dotata di un meccanismo ben collaudato, posta in essere con lo scopo precipuo di evadere le imposte in modo fraudolento e sistematico, sia attraverso l’emissione e l’utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti sia attraverso l’omessa dichiarazione dei redditi prodotti, portando al fallimento le società non ritenute più idonee allo scopo illecito e riciclando i relativi proventi delittuosi; dominus – in termini commerciali e amministrativi – del sistema fraudolento è risultato essere Vincenzo Morabito.

Inoltre, il sodalizio diretto da Morabito distraeva e/o dissipava le merci e i beni aziendali nonché le relative disponibilità finanziarie mediante numerose operazioni bancarie (emissione di assegni, disposizione di bonifici dai conti corrente societari verso conti personali e cospicui prelevamenti in contanti) di valore sproporzionato rispetto alla consistenza patrimoniale della società, causandone il dissesto e la successiva bancarotta.

L’attività investigativa ha svelato frequenti contatti tra Vincenzo Morabito e Girolamo Strangi cl. ’44 in merito a flussi finanziari giustificati da rapporti commerciali, apparentemente leciti, tra le società riconducibili alla loro occulta gestione, nonché ha accertato l’esistenza di movimentazioni finanziarie da/verso un gruppo di 7 società consortili di comodo, aventi sede legale nel veronese riconducibili allo stesso Strangi, formalmente amministrate da soggetti di origine calabrese gravati da numerosi precedenti penali e tutte dichiarate fallite, nonché bonifici eseguiti verso una società maltese amministrata da Giusi Larosa, all’epoca dei fatti convivente di Morabito e titolare di cariche in 5 società. Con tali trasferimenti, effettuati anche in maniera frazionata per eludere la normativa antiriciclaggio ed ostacolarne la provenienza delittuosa, venivano “ripuliti” diversi milioni di euro, causando il dissesto e la successiva fraudolenta bancarotta delle società “GTM.COM. S.a.s. di Tavani Domenico”, “Southware S.r.l.”, “F.D. Elettronics S.r.I.” e “GI.SA. S.r.l.”.

Per quanto accertato, ravvisando la sussistenza delle esigenze cautelari, il G.I.P. del Tribunale di Reggio Calabria, su richiesta della locale Procura della Repubblica – ha disposto la misura della custodia cautelare in carcere per Vincenzo Morabito cl. ’68 e l’interdizione dall’esercizio di imprese per mesi 12 per Giusi Larosa cl. ‘81.

Le indagini patrimoniali

I militari del Gruppo Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno svolto, inoltre, articolate indagini a carattere economico/patrimoniale volte all’individuazione dei patrimoni illecitamente accumulati dai componenti il suddetto sodalizio, tenuto conto della possibilità prevista dalla legge di confiscare il denaro, i beni e le altre utilità di cui gli indagati non possano giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona, risultino titolari o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al proprio reddito dichiarato ai fini delle imposte sul reddito, o alla propria attività economica. Al riguardo, i finanzieri hanno dettagliatamente ricostruito le acquisizioni patrimoniali dirette e indirette effettuate dagli indagati negli ultimi 22 anni, per tutto l’arco temporale intercorrente dal 1997 alla data odierna, accertando l’effettiva esistenza di una rilevante sproporzione tra il profilo reddituale e quello patrimoniale.

Per tale motivo, la Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, ha emesso nei confronti di Girolamo Strangi cl. ’44, Demetrio Rossini cl. ‘73, Immacolata Leonardo cl. ‘67, e Giusi Larosa cl. ’81, provvedimenti di sequestro preventivo d’urgenza sul patrimonio a questi ultimi riconducibile costituito da 5 imprese, quote di capitale di 4 società commerciali, 25 fabbricati, 2 terreni, un veicolo e disponibilità finanziarie, del valore complessivo stimato in circa euro 5 milioni.

I collegamenti con la criminalità organizzata

La “caratura” criminale di Vincenzo Morabito e Girolamo Strangi, nonché la loro vicinanza alla criminalità organizzata “presente sia sul versante tirrenico reggino (cosche Bellocco – Piromalli – Rugolo), che nel centro cittadino (cosche De Stefano – Tegano)”, è emersa in diverse operazioni di polizia. Nel dettaglio, Vincenzo Morabito, definito da un collaboratore di giustizia “uno dei più grandi truffaldini che io abbia conosciuto nella storia della terra”, è stato, da ultimo, coinvolto nell’operazione “Il Principe” condotta dalla Questura e dal Comando Provinciale Carabinieri di Reggio Calabria per estorsione aggravata dal metodo mafioso, ai danni della CO.BAR. SPA (ditta aggiudicataria dell’appalto pubblico per la ristrutturazione del Museo della Magna Grecia di Reggio Calabria), segnatamente “addebitando allo stesso di aver preso in consegna una somma di denaro pari a 15/20.000,00 euro circa, costituente la prima tranche dei pagamenti estorti alla CO.BAR. S.p.a. dalla cosca De Stefano”.

Girolamo Strangi è emerso nell’ambito delle indagini svolte dall’allora Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Ferrara, sotto il coordinamento delle Procure della Repubblica di Ferrara (p.p. n. 409/2009 R.G.N.R.) e successivamente di Bologna (p.p. 20828/10 R.G.N.R. DDA) in cui era risultato interessato – tra gli altri – “Massimo Ciancimino (figlio di Vito Ciancimino)” per evasione fiscale e reati quali l’omessa tenuta delle scritture contabili, l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, falso, frode doganale, inizialmente aggravati dall’“agevolazione mafiosa”.

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