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Riciclaggio e truffa internazionale: eseguite 11 misure cautelari nei confronti della cosca di Sant’Onofrio

L'operazione odierna - effettuata dal Ros dei Carabinieri - rappresenta la prosecuzione dell'indagine "Rinascita-Scott"
(foto di repertorio)

I carabinieri del Ros, con il supporto in fase esecutiva dei militari del Comando provinciale di Vibo Valentia, hanno eseguito 11 misure cautelari emesse dal Gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Direzione distrettuale antimafia, a carico di altrettante persone indagate, a vario titolo, per associazione per delinquere di tipo mafioso nei confronti di quattro persone, riciclaggio internazionale, trasferimento fraudolento di valori, truffa internazionale e altri reati, alcuni dei quali aggravati ex art. 416 bis 1 C.P. L’indagine – sviluppata in un articolato contesto di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria con autorità ungheresi, cipriote, francesi, danesi e britanniche e giudiziaria con il coordinamento di Eurojust – si è avvalsa inoltre della collaborazione dell’Unità di informazione finanziaria (UIF) della Banca d’Italia e
del supporto finanziario dal progetto @ON. L’operazione rappresenta, la prosecuzione dell’indagine “Rinascita Scott” condotta nel dicembre 2019 dal Ros e che portò all’arresto di 334 persone ritenute responsabili, a vario titolo, per associazione di tipo mafioso, omicidio, estorsione, usura, fittizia intestazione di beni, riciclaggio, detenzione di armi, traffico di stupefacenti, truffe, turbativa d’asta, traffico di influenze e corruzione. L’odierna indagine – corroborata da intercettazioni e propalazioni di diversi collaboratori di giustizia – ha documentato l’appartenenza all’articolazione territoriale di ‘ndrangheta attiva su Sant’Onofrio (VV) di quattro soggetti uno dei quali, per agevolare le attività di riciclaggio in favore della cosca, ha costituito una serie di società di diritto italiano, ungherese e cipriota, fittiziamente intestate a terzi soggetti. In tale contesto è stato colpito da Mandato d’Arresto Europeo un avvocato ungherese risultato intestatario del 50% delle quote societarie di una delle predette società. Sono state anche ricostruire le dinamiche sottese ad una truffa, consumata nel 2017 dall’articolazione
mafiosa, a danno di investitori omaniti che hanno versato la somma di 1 milione di euro dietro la promessa di ottenere il 30% delle quote di una società cui era riconducibile un compendio immobiliare in Budapest. È stato eseguito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca di beni e società per un valore di circa 3 milioni di euro. Si tratta, in particolare, di cinque società immobiliari, quattro delle quali con sede a Budapest ed una a Milano; due immobili a Pizzo Calabro; uno yacht intestato ad una società ungherese e quattro veicoli immatricolati in Italia, oltre ad una serie di rapporti finanziari e conti correnti italiani e ungheresi.

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