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Rifiuti industriali smaltiti nel terreno e in mare, sequestri e arresti a Lamezia

Avrebbero smaltito in mare e nel terreno i rifiuti derivanti dalla lavorazione del biodiesel, provocando grave inquinamento ambientale. Una contaminazione che sarebbe andata avanti almeno per gli ultimi quattro anni. L’indagine “Waste water” riguarda lo stabilimento Ilsap di Lamezia Terme destinatario del sequestro preventivo finalizzato alla confisca dei profitti conseguiti risparmiando la spesa che avrebbero dovuto sostenere per un corretto smaltimento dei rifiuti. Un profitto quantificato per gli ultimi quattro anni in 3 milioni e 300mila euro.

Nel corso dell’operazione i finanzieri del Comando provinciale di Catanzaro, i carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Catanzaro e personale della Capitaneria di Porto di Vibo Valentia, coordinati dalla Procura della Repubblica di Lamezia Terme, hanno tratto in arresto 4 persone, tra cui tre amministratori dell’Ilsap Srl e il direttore dello stabilimento produttivo della società, ai quali vengono contestati diversi reati in materia ambientale. In particolare è stata notificata la misura dell’interdizione dell’esercizio di attività imprenditoriale nel settore dei rifiuti nei confronti di: Roberto Martena, classe 62’, di Roma; Giovanni De Nicco, classe 59’, di Ferrandina (MT), Leonardo Angelastri, classe 83’, di Bari; Maurizio Martena, classe 65’ di Roma. Tra gli indagati vi è anche un Amministratore giudiziario, nominato dal Tribunale di Napoli nell’ambito di un altro sequestro preventivo nei confronti di Ilsap S.r.l. per falsi e truffa ai danni dello stato.

Contemporaneamente si è eseguito il sequestro preventivo dello stabilimento produttivo della società ILSAP S.R.L. di Lamezia Terme e dei terreni contaminati, per un valore stimato complessivo di circa 150 milioni di euro.

L’indagine ha accertato “lo smaltimento illecito dei rifiuti speciali industriali – si legge in una nota – gli scarti della lavorazione del biodiesel, in uscita dall’impianto di trattamento dello stabilimento Ilsap S.r.l., risultato completamente inattivo. Le modalità del fatto prevedevano l’utilizzo di una pompa sommersa e di una pompa mobile, con le quali gli indagati convogliavano i rifiuti industriali provvisoriamente accantonati nelle vasche, tal quali, sul nudo terreno che circonda lo stabilimento, nella condotta fognaria consortile Deca e nei canaloni che confluiscono a mare, nel Golfo di Sant’Eufemia, in questo agevolati dalla mancanza di una mappatura certa delle condotte fognarie nel Comune di Lamezia Terme”.

Sequestri preventivi dell’impianto di trattamento, dei terreni contaminati e del canalone per contravvenzioni ambientali, hanno permesso di “dimostrare l’inquinamento delle acque, alla foce del Torrente Turrina, dove si misurava un saggio di tossicità del 90-100%, in area sottoposta a vincolo paesaggistico, ma anche la contaminazione dei terreni antistanti allo stabilimento industriale intrisi dai reflui industriali, dove si registravano elevate soglie di concentrazione di idrocarburi pesanti, nonché di alluminio, ferro e manganese, infine il nuovo delitto di omessa bonifica. Durante le fasi dell’indagine veniva tratto in arresto, il 14 febbraio 2020, in flagranza di reato, Giovanni De Nicco, direttore tecnico pro tempore dell’impianto ILSAP di Lamezia Terme, per violazione dei sigilli delle aree poste in sequestro, per aver consentito ulteriori sversamenti di reflui liquidi industriali con conseguenti effetti negativi sull’ecosistema di zona”.

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