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San Ferdinando: alla ricerca di palliativi, ma senza mai affrontare il Male

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Non sono solo gli effetti che dovrebbero essere curati. Se non si affronta ed elimina la causa, il male continuerà a tornare. E la baraccopoli di San Ferdinando vedrà altri morti di freddo e fuoco, in un circuito vizioso che si autoalimenta, e che fa bene solo alla ‘ndrangheta.

Ci saranno altre Becky Moses, altri Surawa Jaithe, altri Moussa Ba. Ci saranno altre riunioni in Prefettura, altri propositi di sgomberare la baraccopoli, altri trasferimenti di migranti, altre parole di altri ministri, altre fiaccolate di protesta dei migranti. E il male continuerà a tornare. Perché le riunioni in Prefettura, le comunicazioni ufficiali, i ministri, non affrontano il problema vero, che invece ha nomi e connotati precisi: si chiama sfruttamento, lavoro nero, schiavitù. Si chiama ‘ndrangheta.

Così oggi si piange Moussa Ba, 29enne del Senegal, bruciato nel sonno la notte scorsa. In un primo momento si era pensato che fosse Aldo Diallo, che non si trovava. Si è poi scoperto che, invece, la vittima era Ba, che viveva in una piccola roulotte all’interno del campo. Le fiamme sono divampate in una baracca ad una quindicina di metri, ma si sono rapidamente propagate a causa del materiale usato per costruire le baracche: legno, plastica e cartoni.

Nell’ennesima riunione in Prefettura è stato predisposto l’ennesimo “piano per trasferire, nel breve periodo e previe le necessarie verifiche di legge, i migranti che vivono nella baraccopoli di San Ferdinando”, come se un trasferimento potesse risolvere il problema.

E oggi si svolgerà l’ennesima fiaccolata dei migranti fino alla sede del Municipio.

Domani? Domani i migranti torneranno a dormire in capanne fatte di stracci, legno e plastica, senza servizi igienici, acqua o luce; torneranno ad accendere altri fuochi per non morire di freddo. Ma soprattutto torneranno a lavorare per pochi spiccioli, ad ingrassare la ‘ndrangheta, a mantenere l’economia sporca della Piana di Gioia Tauro, nuovi schiavi di un vecchio sistema, che non si vuole scardinare. Perché costa fatica, ma soprattutto voti alle elezioni.

Francesca Travierso

 

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