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San Giuseppe, una festa tra ritualità, tradizione e piatti tipici calabresi

Come ogni anno, in Calabria si rinnova la tradizione del 19 marzo in cui si festeggia San Giuseppe e tutti i papà: una sorta di rituale che, grazie alla gastronomia, fa tornare tutti più piccoli e indietro con la memoria. Profumi e sapori unici di prodotti della terra. E proprio nella nostra terra, specialmente nel Vibonese, questo giorno è legato non solo al padre di Gesù, ma anche al cibo: come non menzionare la famosa pasta e ceci? Un piatto povero ma che ha sempre il suo “fascino”, se così si può dire. Certamente non si vuole cadere in nessuna blasfemia accostando la santità di un uomo con un piatto, ma l’accostamento con questa giornata è quasi d’obbligo.

Un’usanza che si perde nel tempo e che rappresenta anche l’unità del nucleo famigliare: il ritrovarsi a tavola, consumare il pasto per eccellenza di questo giorno, i bambini che regalano i lavoretti realizzati a scuola per il loro papà, è un qualcosa d’importante. Rituali che, forse per la frenesia della vita quotidiana, si stanno perdendo, ma che rappresentano un punto fermo.

Tornando a tavola, il pranzo di questa giornata non può non terminare con le altrettanto famose zeppole – dolce di origine campana, ma ormai diffuse in tutto il pianeta – e qui si apre un altro mondo. Un dubbio “atroce” assale ogni anno il consumatore tipico: fritta o al forno? Si potrebbero aprire, ironicamente, delle lunghe discussioni, che finirebbero – giusto per non scontentare nessuno – con l’assaggio di una per tipo. E non farebbe male a nessuno.

Scherzi a parte, buon San Giuseppe e auguri a tutti i papà calabresi.

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