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Sanità: a Catanzaro proteste senza fine (VIDEO)

All’ospedale Pugliese di Catanzaro, i lavoratori precari che erano stati licenziati nelle scorse settimane, dopo che i loro contratti erano scaduti, potranno tornare nei reparti, almeno fino al 31 dicembre prossimo. Una nota interpretativa delle norme vigenti da parte del dipartimento salute della Regione Calabria, notificata ai vertici dell’azienda ospedaliera, allevierà dunque i disagi di queste ultime settimane, ed almeno per il momento attenuerà gli effetti, potenzialmente devastanti, dei disservizi cui sicuramente la struttura sarebbe andata incontro. E la discontinuità nell’assistenza si sarebbe inevitabilmente ripercossa sull’utenza, ed in particolare sulle fasce più deboli della popolazione. La buona notizia, una volta tanto, è stata comunicata nel corso dell’assemblea svoltasi nella biblioteca dell’ospedale Pugliese, presente fra gli altri anche il direttore generale, Mantella: nella nota, si fa presente che i contratti possono essere prorogati fino alla fine del 2019 in ossequio agli atti del commissario ed alla legge regionale 34. Il primo effetto positivo è che non verranno tagliati i 43 posti letto di cui la direzione dell’ospedale aveva previsto la cancellazione. Certo, però, si tratta di un provvedimento-tampone: in questi due mesi scarsi Regione e sindacati devono trovare una soluzione, concertata col governo, che venga incontro alle esigenze degli ospedali calabresi e non pregiudichi ulteriormente il diritto alla salute.

Ma se i precari, almeno per il momento, tirano il fiato, per i circa 700 tra medici, infermieri, tecnici ed operatori sanitari risultati idonei quella verso la Cittadella della Regione è una processione pressochè quotidiana. Anche perché, ora che è arrivato l’atto del commissario che ha dato il via libera all’assunzione di 400 di essi, non capiscono per quale motivo le aziende sanitarie ed ospedaliere ancora non procedano, attingendo alle graduatorie. Sullo sfondo, resta il sospetto di una controversia tra chi punta sull’esperienza dei precari e chi preme per reclutare gli idonei e non sguarnire i reparti. Mentre, in realtà, messa com’è la sanità calabrese avrebbe bisogno degli uni e degli altri.

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