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Sanità, autorizzate 429 assunzioni a tempo indeterminato: ecco la suddivisione nelle Asp e Ao

La svolta, dopo mesi e mesi d’attesa, potrebbe concretizzarsi in meno di 48 ore: ieri il decreto del commissario che ha autorizzato 429 assunzioni a tempo indeterminato, oggi la resa dei conti al Senato sul decreto salva-aziende, che rappresenta la soluzione individuata dai tecnici di Regione e Ministero della Salute per salvare in extremis 1.204 precari che finora hanno assicurato l’assistenza. Per la sanità calabrese sono ore decisive. Ieri, il commissario Cotticelli ha firmato il decreto con cui autorizza le aziende sanitarie e ospedaliere calabresi ad assumere a tempo indeterminato 429 unità, che verranno reclutate sulla base delle graduatorie esistenti. Si tratterà di medici, infermieri, operatori sanitari, tecnici e figure amministrative.

I dettagli nelle Aziende Sanitarie ed Ospedaliere

Questa, nel dettaglio, la redistribuzione delle immissioni: 11 per l’azienda sanitaria di Catanzaro, 74 per quella di Cosenza, 4 per quella di Crotone, 35 per Reggio Calabria e ben 89 per Vibo Valentia. Per quanto riguarda le aziende ospedaliere, la parte del leone la fa il policlinico Mater Domini di Catanzaro, presso il quale saranno chiamati in 94; 64 saranno le assunzioni per per l’Annunziata di Cosenza, 42 quelle per il Bianchi-Melacrino-Morelli di Reggio Calabria e 19 per il Pugliese Ciaccio di Catanzaro. Per dirla tutta, l’infornata riguarda soprattutto i dirigenti medici, e solo in misura minore infermieri ed operatori sanitari, di cui le corsie degli ospedali sono sguarnite. Ma si tratta di una primi misura-tampone per gli organici spolpati dai pensionamenti e dal blocco del turn-over dovuto al mostruoso deficit che si aggira attorno al miliardo di euro.

Ad ogni modo, chi subentra sarà reclutato attraverso le graduatorie esistenti, mentre i concorsi saranno autorizzati solo nel caso di posti vacanti, poiché il provvedimento di Cotticelli, controfirmato dalla sub-commissaria Crocco, fa leva sulla definizione del fabbisogno che ha già passato il vaglio del Tavolo Adduce. Commentando il provvedimento, Cotticelli è tornato ad indicare la precarietà come il vero male della sanità calabrese: il commissario non ha tutti i torti, ma il guaio è che in questo momento i precari sono indispensabili per il mantenimento almeno degli attuali standard assistenziali, che ben difficilmente sarebbero garantiti se i 1.204 precari fossero costretti a lasciare i reparti in cui hanno lavorato negli ultimi quattro anni. Ed oggi è il giorno decisivo per conoscere il loro futuro, perché è l’ultimo in cui è possibile presentare emendamenti al decreto sulle crisi aziendali, che è in fase di conversione al Senato. La legge approvata lunedì scorso dal Consiglio regionale è un semplice atto d’indirizzo, di sicuro impatto mediatico ma senza alcuna efficacia legislativa.

Oggi, invece, si va al sodo: i precari della sanità sono tutti licenziabili, poiché hanno tutti raggiunto l’anzianità di servizio di 48 mesi oltre la quale i loro contratti non sono rinnovabili. La via d’uscita individuata è quella di chiedere lo spostamento in avanti dei termini previsti dalla legge Madia, che prevede la stabilizzazione per chi aveva maturato 36 mesi di servizio al 31 dicembre 2017. Se quest’impostazione fosse accolta, i precari potrebbero restare al loro posto e sperare di diventare lavoratori a tempo indeterminato. Altrimenti, prepariamoci a manifestazioni di protesta molto più accese di quelle delle ultime settimane.

F.S.

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