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Sanità: Cgil-Cisl-Uil presentano denuncia al procuratore Gratteri per far luce sulle negligenze

Martedì 17 novembre saranno in audizione con il Ministro della Salute Roberto Speranza Scritto da:

(da sx: Tonino Russo, Santo Biondo, Angelo Sposato)

Questa mattina i segretari generali regionali di Cgil, Cisl e Uil – Angelo Sposato, Tonino Russo e Santo Biondo – hanno incontrato il procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri per presentare alla Procura della Repubblica e alla Procura presso la Corte dei Conti un esposto-denuncia sulla questione della sanità in Calabria, affinchè venga fatta luce su responsabilità, negligenze e inadempienze.

«Il nostro esposto-denuncia – spiegano Sposato, Russo e Biondo in una nota – ricostruisce tutta la sequenza dei passaggi compiuti da istituzioni e autorità competenti (Governo, Regione Calabria, Commissario ad acta) dall’inizio della pandemia e richiama i nostri interventi, i tentativi di dialogo, le prese di posizione, la manifestazione dell’8 luglio davanti alla Cittadella della Regione Calabria, l’incontro dell’8 settembre con il Ministro della Salute e quanto abbiamo messo in atto sino ad oggi per evidenziare come la situazione stesse precipitando e fosse necessario assumere personale sanitario per colmare i troppi vuoti, potenziare i posti letto in Terapia Intensiva e nei reparti insieme all’assistenza domiciliare ai malati Covid, fare chiarezza sui preoccupanti ritardi nel processare i tamponi».

Piano Covid-19

«Dopo le sconcertanti e incongruenti dichiarazioni dell’ex generale Cotticelli – continuano i sindacati – abbiamo infatti messo in luce come, nonostante ripetute sollecitazioni ai soggetti attuatori, il “Piano di riordino della rete ospedaliera in emergenza Covid-19” a firma dello stesso Commissario ad acta Gen. Cotticelli, emanato dalla Regione Calabria il 18 giugno 2020 con il Decreto n. 91, nel quale si prevedeva anche l’obbligo per i Commissari Straordinari/Commissioni Straordinarie Prefettizie delle Aziende Sanitarie Provinciali e Ospedaliere del S.S.R. di attuare quanto in esso contenuto, fosse rimasto soltanto sulla carta e come tali gravissime circostanze avessero causato l’inserimento della Calabria nella “zona rossa”, evidenziando un grave rischio per la sanità e la sicurezza pubblica e comportando pesantissime ricadute economiche e sociali».

Numeri e dati discordanti

«Nell’esposto-denuncia – proseguono i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Calabria – abbiamo segnalato come, in questo periodo di pandemia, oltre ad errori e/o omissioni nella catena di comando e di controllo delle procedure e all’inefficienza organizzativa, si siano rilevati, tra i diversi soggetti attuatori del Piano Anti-Covid, numeri e dati discordanti sui posti letto in Terapia Intensiva, nei reparti, nei numeri dei tamponi effettuati e processati, nonché sull’assistenza domiciliare. Nello specifico, ci siamo riferiti a quanto affermato nel Decreto del Commissario ad acta 18 giugno 2020 34/2020”, dove si legge che: “Si è proceduto a potenziare, per quanto possibile, i posti di letto in terapia intensiva e malattie infettive, con la riqualificazione di spazi disponibili o dismessi e con la contestuale riconversione di molti reparti, sia presso gli Hub che presso gli Spoke dislocati nelle cinque province. Attraverso tale operazione è stato possibile incrementare i posti letto disponibili in Terapia Intensiva di oltre il 65% rispetto al numero di posti iniziale ante pandemia”».

Numeri di posti letto disponibili in T.I.

«Alla luce delle discordanze che stanno emergendo – prosegue la nota unitaria – abbiamo evidenziato anche le dichiarazioni delle Strutture Sanitarie rispetto allo scarto fra le dotazioni di posti letto di Terapia Intensiva dichiarati disponibili e quelli effettivamente disponibili, chiedendo alle Procure di verificare la fondatezza di quanto affermato nel Decreto del Commissario ad acta n. 91/2020 anche in riferimento a questo passaggio: “Per la Regione Calabria la suddetta dotazione determina la necessità di rendere attivi complessivamente, n° 280 posti letto. Le linee di Indirizzo organizzative per il potenziamento della rete ospedaliera per emergenza COVID-19 (art. 2 decreto legge 19 maggio 2020 n.34) emanate dal Ministero della Salute in data 29 maggio 2020, hanno registrato nella Regione Calabria una dotazione attuale di n° 146 posti letto. Pertanto al fine di provvedere al raggiungimento del n. 280 pl previsti si procede all’incremento su base regionale di n° 134 posti letto”. Abbiamo chiesto, quindi, di accertare se la prevista dotazione di n. 146 posti letto di terapia intensiva corrisponda alla realtà, in considerazione di affermazioni diverse provenienti dagli addetti ai lavori che individuano una dotazione realmente disponibile inferiore (nn. 113-120 posti letto in Terapia Intensiva) e se, al contrario, la dotazione di n. 146 posti letto di Terapia Intensiva indicata sia quella già prevista (e mai realizzata) dal Piano di Riorganizzazione di cui al DCA n. 30 del 2016».

Parte civile nell’eventuale processo

«Ritardi e inefficienze hanno evidenziato clamorosamente gli errori e gli abusi di questi anni di commissariamento di una Sanità calabrese priva di controllo – continuano le tre sigle sindacali – ritardi e abusi che, giorno dopo giorno, pesano sulla pelle dei cittadini oramai stanchi e vessati. Quanto accaduto non è accettabile e riteniamo necessario che sia recuperato alla legalità un settore fondamentale per la nostra regione sia sul piano sociale che su quello economico. Ci siamo, inoltre, riservati di costituirci parte civile nell’eventuale, successivo procedimento penale. Abbiamo deciso di intraprendere questa azione perché lo dobbiamo, per la nostra insostituibile funzione di rappresentanza, ai lavoratori, ai cittadini, alle nostre comunità e alle famiglie calabresi».

Cgil, Cisl e Uil Calabria hanno annunciato che martedì 17 novembre saranno in audizione con il Ministro della Salute Roberto Speranza, Confederazioni e Federazioni di categoria, per «formulare le nostre osservazioni al Decreto Calabria sulle “misure urgenti per il rilancio del sistema sanitario”, prima della conversione in legge».

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