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Sanità: il “caso Calabria” si affida a… Speranza (VIDEO)

La sanità calabrese si affida a Speranza. Nel senso di Roberto, il neo ministro della Salute che proprio oggi riceve a Roma, nella sede del rione Trastevere, riceve il commissario per il piano di rientro, Saverio Cotticelli, ed il direttore generale del dipartimento Salute, Antonio Belcastro, per un confronto sulle emergenze da aggredire con più velocità e decisione. Speranza, a dire il vero, dovrebbe delegare ai suoi più alti funzionari il compito d’incontrare i vertici della sanità calabrese, dato che oggi alla Camera si tiene il voto di fiducia al nuovo governo, ma si può tranquillamente affermare che fra gli argomenti di discussione ci saranno le gravissime difficoltà affrontate nei mesi estivi dagli operatori dell’emergenza-urgenza, in primis medici ed infermieri dei pronto soccorso, ed il mancato rinnovo dei contratti dei precari delle aziende ospedaliere di Catanzaro, dove rischiano il posto in 200, e di Cosenza, dove 80 persone hanno già ricevuto il preavviso di licenziamento. Molti di questi lavoratori non potrebbero più godere di deroghe in base al vincolo legislativo che fissa a 48 mesi, cioè a quattro anni, il limite massimo della proroga dei contratti: Cotticelli finora si è attenuto a questa restrizione, e dunque si tratta di capire se ci sono spiragli per scongiurare un esodo che metterebbe in ginocchio la principale struttura della sanità pubblica regionale, l’ospedale Pugliese di Catanzaro. Ma poi, ci sono strutture che non riescono più ad offrire livelli non già essenziali, ma almeno accettabili di assistenza, come Castrovillari, Trebisacce e Locri, ed altre sottodimensionate, come quella di Reggio Calabria, che da sola assiste quasi un terzo della popolazione calabrese. Ed ovviamente, c’è da capire che ne sarà del decreto Calabria, che cinque mesi dopo la sua approvazione stenta a sortire quegli effetti che gli estensori avevano immaginato e che ci si augurava producesse per risollevare un settore che fa acqua da tutte le parti ed è ormai sull’orlo del collasso. Le assunzioni sono ancora bloccate perché la verifica sul personale sanitario è stata paralizzata in sede di verifica del piano di rientro dalla mancata presentazione dei bilanci da parte di alcune aziende, e coi contratti dei precari in scadenza ed i licenziamenti all’orizzonte le conseguenze per i cittadini sarebbero doppiamente gravi, perché alla riduzione di medici, infermieri, tecnici ed operatori potrebbe sommarsi anche il taglio dei posti-letto. C’è poi la drammatica situazione dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria, commissariata dopo essere stata sciolta quasi sei mesi fa per infiltrazioni mafiose, e per quanto possa sembrare paradossale, tra rifiuti e rinunce non si riesce ancora ad individuare le figure adatte per gestire le aziende, e dato che sul proposito della concertazione la Regione è sull’Aventino, l’onere delle nomine spetta unicamente al governo, che com’è noto è cambiato da poco, e dunque ci metterà del tempo prima di orientarsi. Una specie di tempesta perfetta che renderebbe superfluo e perfino insensato ogni discorso sui livelli essenziali di assistenza, sempre largamente sotto la quota minima di 160, mentre la situazione dei conti, al contrario di quelle delle altre regioni sottoposte a piano di rientro, continua a rimanere difficile e lontanissima dall’essere sanata. L’ultimo riscontro sui conti ha fissato il deficit a quota 105 milioni di euro, un’enormità di fronte alla quale la richiesta del presidente della regione, Oliverio, di far terminare la fase di commissariamento e riassegnare la gestione della sanità calabrese alla politica fa amaramente sorridere.

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