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Sanità, il debito è un macigno pesante: sfiora il tetto di un miliardo di euro (VIDEO)

Il debito della sanità calabrese si avvia a sfondare il tetto di un miliardo di euro. Con la vecchia valuta, staremmo parlando di quasi 2 mila miliardi di lire. Il dato è riferito alla fine del 2018 ed è emerso nel corso del tavolo Adduce, il tavolo interministeriale che effettua le verifiche sullo stato di salute delle aziende sanitarie ed ospedaliere delle regioni sottoposte a piano di rientro per far fronte ad una situazione debitoria finita fuori controllo. Dalla lettura del verbale dell’ultima riunione dell’organismo interministeriale, dopo che a luglio il confronto era slittato perché mancavano i dati definitivi di alcune aziende, tra le quali quelle di Cosenza, Catanzaro e Reggio Calabria. Non è granchè, ma almeno dal punto di vista dell’aggiornamento e della comunicazione dei dati qualcosa è migliorato, anche se si tratta di una ben magra consolazione giacché l’entità dei debiti della aziende nei confronti dei debitori è strabiliante. La situazione, nel complesso, è leggermente peggiore rispetto a quella della fine del 2017, ma già questo, cioè il fatto che l’esposizione non si sia ridotta, rende più comprensibili anche i drastici provvedimenti adottati dal precedente governo e caldeggiati dall’ex ministra della salute, Giulia Grillo. Dai dati disponibili, emerge che il debito della sanità calabrese è pari a 991 milioni e mezzo di euro, 658 dei quali accumulati dalle aziende sanitarie, ed i restanti 332 dalle aziende ospedaliere, ma siccome tra i dati mancano quelli di due grandi aziende, come quelle di Reggio Calabria, è certo che il tetto di un miliardo di euro sia stato agevolmente superato. Dal verbale emergono anche diversi disallineamenti, tra i quali si segnalano quelli delle aziende sanitarie di Cosenza, più di 19 milioni di euro, e di Catanzaro, quasi 12 milioni e mezzo per l’Asp e addirittura più di 43 milioni per l’azienda ospedaliera Mater Domini. In siffatta situazione non può sorprendere la difficoltà da parte dell’ufficio del commissario ad individuare i manager che vogliano assumersi una così onerosa responsabilità. Ora, Cotticelli ha cambiato strategia: non più quella di scegliere ed interpellare i potenziali candidati, ma quella di indire un avviso pubblico per comporre un elenco di professionisti già disposti a lavorare in Calabria in modo da non ricevere altri rifiuti, aprendo anche a figure esterne esperte in materia di organizzazione e gestione sanitaria per ampliare le possibilità di scelta. Per presentare le candidature ci saranno due settimane di tempo. Quello che manca ai precari, la cui fuoriuscita dalle corsie metterebbe in ginocchio molti ospedali: oggi si riunisce la terza commissione del Consiglio regionale, col compito di trovare una soluzione a quella che in questo momento è la regina delle urgenze.

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