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Sanità, lo sciopero generale non è una prospettiva remota: protestano gli idonei (VIDEO)

Gli idonei che protestano, l’accordo sulla gestione del personale che non si trova. Ed ora, per la sanità calabrese quella dello sciopero generale è una prospettiva tutt’altro che remota. Davanti alla Cittadella regionale sono tornati a manifestare i vincitori di concorso, in tutto 500 tra medici, infermieri, operatori socio-sanitari e biologi che hanno superato i concorsi ma ancora aspettano lo scorrimento delle graduatorie per entrare in corsie e reparti. Per loro il valico finora insuperabile è il piano di rientro, ma negli ultimi giorni la frizione col commissario Cotticelli è stata aggravata dalla soluzione accordata alla vertenza dei precari, altro punto dolente del settore che stava per causare lo svuotamento degli ospedali ed un ulteriore abbassamento del livello dell’assistenza e delle prestazioni. Ieri pomeriggio, e quando la trattativa tra il commissario Cotticelli ed i sindacati sembrava ormai in dirittura d’arrivo, è saltata la firma sull’accordo per il personale. Sembra che all’ultimo istante a tirarsi indietro sia stato il dipartimento tutela della salute della Regione, mandando all’aria il protocollo d’intesa col quale si sarebbe potuto fare fronte all’emergenza negli ospedali più sguarniti e cominciare a risolvere anche il problema degli idonei. Nell’accordo che era stato raggiunto tra il commissario Cotticelli, il direttore generale del dipartimento salute, Belcastro, ed i dirigenti di Cgil, Cisl e Uil veniva ripreso ed aggiornato il contenuto dell’accordo dello scorso maggio, che prevedeva la permanenza in servizio dei precari il cui contratto è scaduto dopo che è stato raggiunto il tetto massimo dei 48 mesi per il rinnovo, e l’avvio dello scorrimento delle graduatorie degli idonei. Ma i dirigenti della Regione avrebbero lasciato il tavolo per partecipare ad un’altra riunione sul tema delle rotazioni, che è certamente importante ma sicuramente meno urgente rispetto alla ricerca di soluzioni per affrontare il settore pubblico più delicato, quello che drena la maggior parte delle risorse di spesa, quello nel quale da mesi gli operatori lavorano in condizioni difficili, perfino disastrose per quel che riguarda l’emergenza-urgenza. Di beffa inaccettabile parlano i sindacati, che a questo punto potrebbero anche alzare il livello dello scontro fino alla proclamazione dello sciopero generale.

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