lunedì, 22 luglio 2024

Save the children: “I bambini nati al sud hanno un’aspettativa di vita inferiore di 4 anni”

La vita media di un bambino nato in Calabria è di 54 anni, contro i 67 di un bambino nato a Bolzano

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I bambini nati al sud hanno un’aspettativa di vita inferiore di 4 anni rispetto ai bambini nati nel Settentrione. L’allarme lanciato da Save the children, nella XIII edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio in Italia 2022, fa emergere un’incidenza particolare di povertà e disuguaglianze, in seguito alla pandemia, sulla salute e sul benessere psicologico dei minori italiani nati al Meridione. La speranza di vita in buona salute, secondo Save the children, segna un divario di oltre 12 anni tra Calabria e provincia di Bolzano e per le bambine la forbice è ancora più ampia: 15 anni in meno in Calabria rispetto al Trentino. Per i bambini del 2021 nati al nord l’aspettativa di vita è di 67,2 anni, scende vertiginosamente a 54,4 se sono nati in Calabria. I dati contenuti nell’Atlante dell’infanzia rilevano che l’81,9% dei bambini vive in zone inquinate dalle polveri sottili e che il 35,2% dei bambini e il 33,7% delle bambine nella fascia 3-10 è in sovrappeso o obeso, inoltre un bambino su 4 non pratica sport. La povertà alimentare colpisce un bambino su 20, eppure la mensa scolastica non è ancora un servizio essenziale gratuito per tutti i bambini tra i 3 e i 10 anni. L’organizzazione punta il dito anche contro la rete sanitaria territoriale: mancano all’appello 1.400 pediatri ed è crollato il numero dei consultori familiari. Gli effetti peggiorativi della pandemia sono evidenti anche nel crescente disagio mentale di preadolescenti e adolescenti. In 9 regioni italiane oggetto di monitoraggio, i ricoveri per patologia neuropsichiatrica infantile sono cresciuti del 39,5% tra il 2019 e il 2021 (prime due cause, psicosi e disturbi del comportamento alimentare), mentre in tutto il Paese si contano solo 394 posti letto in degenza in questi reparti. Ci sono regioni che non ne hanno neanche uno, come Calabria, Molise, Umbria e Valle d’Aosta, in Lombardia sono 100. Ma è molto grave anche l’assenza o la carenza di strutture semiresidenziali e centri diurni. Solo il 12% della spesa pubblica per la salute, viene puntualizzato, è impegnato nella prevenzione e nella medicina di base. La quota principale (44%) è impiegata per l’assistenza ospedaliera, ma solo il 6% di queste risorse sono destinate ai minorenni. Nel biennio 2020-21, per esempio, – mette in evidenza Save The Children – le vaccinazioni nei primi mesi di vita hanno subito una significativa riduzione, e si è verificata una contrazione drastica delle diagnosi di tumore pediatrico che si sono ridotte del 33% e nel 2020 e in molte regioni alcune malattie anche gravissime sono ancora escluse dagli screening neonatali.  In Italia sono più di un milione e 400mila i minori che si trovano in una condizione di povertà assoluta.