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Scambio elettorale politico-mafioso nell’area tirrenica lametina e inchiesta “Alibante”: un fenomeno preoccupante!

Argomento delicato che negli ultimi anni è sempre di più emerso nel corso di inchieste della Dda di Catanzaro, di Reggio C. e di altre regioni italiane in cui la 'ndrangheta è penetrata Scritto da: REDAZIONE

Lo scambio elettorale politico-mafioso, in diversi ambiti e più situazioni, è una delle questioni più rilevanti che è emersa dall’inchiesta “Alibante” coordinata dalla Dda di Catanzaro, con indagini condotte dai Carabinieri. L’inchiesta “Alibante” si colloca nell’ambito di un’ampia azione di contrasto dello Stato contro il potere della ‘ndrangheta in Calabria e contro vari fenomeni illegali che inquinano l’economia e la normale dialettica politico-amministrativa. Il territorio interessato è quello relativo a un ampio tratto costiero del Tirreno Lametino, compreso tra i comuni di Falerna e di Nocera Terinese, con diramazioni e relazioni che però riguardano anche altre aree della Calabria. I contenuti dell’importante inchiesta coordinata dalla Dda di Catanzaro, che fa capo al Procuratore della Repubblica, Nicola Gratteri, sono stati spiegati durante una conferenza stampa che si è tenuta lunedì 3 maggio scorso presso il Comando provinciale di Carabinieri di Catanzaro. Oggetto delle indagini condotte dall’Arma, la cosca Bagalà, e tutti i suoi rapporti nel mondo dell’economia, della politica e finanche a livello istituzionale. Al tavolo della conferenza stampa, oltre al Procuratore Gratteri, anche il Procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, e per i Carabinieri il comandante provinciale di Catanzaro, Antonio Montanaro, e il comandante del Gruppo di Lamezia Terme, Sergio Molinari.

A seguito delle richieste presentate la Dda di Catanzaro, concernenti l’applicazione di ben 43 misure cautelari, relative nel complesso a diversi pesanti reati (associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione di tipo mafioso, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio, turbativa d’asta…), il Gip presso il Tribunale di Catanzaro, Matteo Ferrante, ha ordinato la custodia cautelare in carcere per Carmelo Bagalà, Alfredo Carnevale, Alessandro Gallo, Mario Gallo, Vittorio Macchione, Vittorio Palermo, Eros Pascuzzo; gli arresti domiciliari per Maria Rita Bagalà, Francesco Cardamone, Giovanni Costanzo, Vincenzo Dattilo, Francesco Antonio De Biase, Luigi Ferlaino, Raffaele Gallo, Giovanni Eugenio Macchione, Antonio Rosario Mastroianni, Antonio Pietro Stranges; la misura interdittiva del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per la durata di anni 1, per Antonio Cario; la misura interdittiva del divieto di rivestire uffici direttivi delle persone giuridiche ed ogni altra attività ad essi inerenti per la durata di anni 1, per Antonio Gedeone. Un’altra ventina gli indagati, fra i quali il giornalista Pasquale Motta, ex sindaco di Nocera Terinese.

La contestazione dello scambio elettorale politico-mafioso è un fenomeno che negli ultimi anni è sempre di più emerso nel corso di inchieste della Dda di Catanzaro (competente sulle province di Vibo Valentia, Crotone, Cosenza e Catanzaro) e di Reggio Calabria (competente sull’omonima provincia), ma anche in altre regioni d’Italia dove la ‘ndrangheta si è più radicata. Lo scambio elettorale politico-mafioso, tema sul quale il Procuratore Nicola Gratteri si sofferma spesso nei suoi incontri con la stampa, è un fenomeno altamente degenerativo della vita democratica, in quanto sottopone di fatto al controllo, o alla interessata connivenza, o al forte condizionamento delle ‘ndrine, esponenti della vita politica e istituzionale che quindi si piegano ad orientare scelte e decisioni che ricadono sulla vita di tutti i cittadini e che in molti casi hanno una stretta relazione con l’utilizzazione di risorse finanziarie pubbliche e con la gestione del territorio.

L’inchiesta “Alibante” concentra la propria attenzione sul ruolo avuto negli anni dalla cosca “Bagalà” e sulla sua capacità di condizionare, a proprio vantaggio, anche la realtà politico-amministrativa di un tratto di costa tirrenica lametina. Sotto la lente degli inquirenti finiscono il Comune di Falerna, in relazione ad esempio agli interessi della cosca sulle attività turistiche e in particolare all’Hotel de’ Fiori (la vicenda è complessa e contempla anche un’interdittiva antimafia); altre interferenze illecite sul medesimo Comune di Falerna e la contestazione di “scambio elettorale politico mafioso in cambio della variante al piano regolatore”; la “perdurante ingerenza sull’amministrazione del Comune di Nocera Terinese”; il “condizionamento sulle elezioni del sindaco di Nocera Terinese per l’anno 2018”, estrinsecatosi, secondo l’accusa, non solo sul sostegno alla lista prescelta ma anche nel “portare avanti alcuni candidati”; la contestazione di “corruzione elettorale” ad alcuni soggetti sempre in relazione alle competizioni elettorali per il Comune di Nocera Terinese; la “turbativa elettorale” rispetto alle nuove elezioni comunali da tenere a Nocera Terinese nel 2019.

Secondo le norme vigenti, la lunga e articolata fase processuale esaminerà tutti i contenuti dell’importante inchiesta “Alibante” e i giudici, nei vari gradi di giudizio e tenendo ovviamente conto del lavoro della difesa, emetteranno le loro sentenze stabilendo le precise attività ed eventuali responsabilità dei singoli.

Certo è che il tema dello scambio elettorale politico-mafioso è diventato sempre di più preoccupante per la Calabria e, come detto, per le altre regioni d’Italia in cui la ‘ndrangheta si è maggiormente insediata. In riferimento all’inchiesta “Alibante” ci sarà anche da capire, sebbene allo stato non siano emersi all’esterno elementi utili a ipotizzare possibili ulteriori sviluppi dell’inchiesta, se lo scambio elettorale politico-mafioso, considerata la forte presenza della cosca Bagalà nell’area tirrenica lametina, abbia per caso riguardato anche altri livelli politici o istituzionali.

Fotografia pubblicata: immagine della conferenza stampa di Catanzaro

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