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Scuola, la Calabria è alle prese con la carenza dei docenti (VIDEO)

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Anno nuovo, problemi vecchi per la scuola calabrese. Ad una sola settimana dall’inizio delle lezioni, l’Ufficio scolastico regionale cerca di sopperire alle carenze di personale docente. L’affidamento dei nuovi incarichi dirigenziali ai vincitori del recentissimo concorso per dirigente scolastico, portato a compimento all’inizio di settembre col conferimento dell’incarico dirigenziale a 65 dei 71 candidati e pari al numero delle sedi vacanti, ha certamente contribuito a rendere meno incerto l’avvio dell’anno scolastico, ma le emergenze nel campo dell’insegnamento sono lo specchio di un Paese troppo spesso inadeguato. Ed a mostrare la più impietosa istantanea del momento in cui versa la scuola italiana è l’ambito del sostegno, mestiere che continua imperterrito a battere la via del precariato e nel quale tra scarsità del numero di professionisti, carenza di ore garantite e mancanza di certezze nel rapporto docente-alunno la situazione è tutt’altro che rosea. Ma a parte la disorganizzazione e la costante riduzione delle risorse, il problema principale di questi primi giorni è rappresentato, appunto, dall’insufficienza di personale a disposizione: sempre più spesso le scuole fanno ricorso a supplenti senza abilitazione, e le conseguenze negative sono innumerevoli perché al di là della creazione di un mestiere precario c’è da tener presente l’impossibilità da parte degli alunni e delle loro famiglie di potersi giovare di un percorso di insegnamento che non sia discontinuo. Ci sono poi anche i ritardi che si cumulano: come in provincia di Cosenza, dove non sono ancora state completate le assegnazioni provvisorie, e dunque sono molti i professori che da giorni sono coi bagagli in mano in attesa di una convocazione per un eventuale cambio di sede. Le segreterie scolastiche sono al lavoro per cercare di coprire i posti vacanti, sebbene costrette ad un superlavoro perché gli organici sono in affanno anche tra il personale amministrativo: sono ormai molti anni che per risparmiare si è dimezzato il numero dei collaboratori, determinando gravissime difficoltà proprio in coincidenza con l’avvio dell’anno scolastico. Molti docenti non abilitati aspettano e sperano in una chiamata per una supplenza. Speranza che ora è anche fondata, giacché tra pensionamenti e cattedre vacanti gli incarichi annuali non sono più una chimera come fino a pochi anni fa, anche se per chi non ricopre i primissimi posti occorre avere pazienza ed attendere lo scorrimento delle graduatorie. Analizzando la questione fino in fondo, si deve tener conto che, date le carenze, molti tra i docenti vengono scelti tra le “messe a disposizione”, liste di curriculum che comprendono spesso candidati non specializzati o non formati completamente, ed il contingente di poco più di 11 mila posti destinati alle immissioni appare assai sottostimato, ed anche le promesse del precedente governo ai precari sono rimaste tali. La scuola è un diritto, ma è ben difficile garantirlo se non vengono rispettati i diritti di chi deve esserne artefice e cardine.

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