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Sequestrati beni e società tra il Nord Italia e l’estero a persone legale alla cosca Iamonte

L'operazione - "Black fog", condotta dalla Guardia di Finanza - è figlia di precedenti inchieste avviate tra il 2019 e il 2021 Scritto da: REDAZIONE

I Finanzieri di Bologna – insieme ai colleghi di Milano, Trento e Reggio Calabria – hanno eseguito, sul territorio nazionale e all’estero (Romania, Bulgaria e Svizzera), misure cautelari personali e reali nei confronti di soggetti che re-investivano ingenti somme di denaro riconducibili alla potente e nota cosca di ‘ndrangheta degli Iamonte di Melito di Porto Salvo e con ramificazioni nel Nord Italia, tra le quali una vera e propria locale a Desio (MI). Le misure cautelari disposte rappresentano l’epilogo della vasta operazione “Black Fog” condotta dal Nucleo di polizia economico finanziaria di Bologna, le cui indagini, coordinate dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia sono state eseguite tra il 2019 e il 2021.

L’attività è stata sviluppata all’esito di una precedente indagine in materia di criminalità organizzata – denominata “Nebbia Calabra” – nel corso della quale era stata rinvenuta copiosa documentazione, anche informatica, relativa a cospicui investimenti all’estero effettuati dal principale indagato grazie alla connivenza e al supporto di numerosi colletti bianchi legati al mondo della finanza e dell’imprenditoria operanti nel nord est del Paese. In particolare, sono emersi gravi indizi in ordine alla gestione occulta, realizzata attraverso uno strumentale schermo societario di diritto rumeno, di due centrali idroelettriche in Romania in grado di generare redditi per 2 milioni di euro all’anno (la cui titolarità è riconducibile a una società con sede in provincia di Trento), alla disponibilità di numerosi rapporti finanziari presso banche svizzere (fra cui 1,6 milioni di dollari in seguito movimentati verso un conto sammarinese) e al possesso di immobili di pregio in Bulgaria, oltre a investimenti in titoli Usa successivamente movimentati tramite bonifici “mascherati” da finanziamenti fra società estere per 15 milioni di euro.

Grazie alle determinanti informazioni fornite dalle Financial Intelligence Unit estere, vale a dire autorità nazionali indipendenti con funzioni di contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, sono state intercettate condotte di trasferimento fraudolento di valori aggravate dal cosiddetto “metodo mafioso”, in ragione della vicinanza dell’indagato alla citata ‘ndrina, i cui cospicui interessi economici venivano dallo stesso curati.

Il Tribunale di Bologna – in ragione del quadro delineatosi dalle indagini – ha emesso un’ordinanza consistente negli arresti domiciliari del principale indagato, italiano, per Trasferimento fraudolento di valori e nel sequestro preventivo del capitale sociale di una società italiana, del saldo di due conti esteri (rumeno e svizzero) fino alla concorrenza di 15 milioni di euro, delle quote societarie di due imprese rumene, di tre conti correnti e di due beni immobili siti a Sofia (Bulgaria).

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