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Silenzio con i giornalisti e savoir-faire: le nuove regole della Lega Calabria ai militanti

Nell'ottica della riorganizzazione interna, ma soprattutto delle elezioni Regionali, il Carroccio calabrese cerca di "rinnovarsi": riportiamo alcuni passaggi dell'articolo uscito su Repubblica di Alessia Candito

Riservatezza e silenzio assoluto con i giornalisti: sono alcune delle nuove regole che il commissario calabrese della Lega, Giacomo Saccomanno, ha inviato ai tesserati del Carroccio. E’ quanto emerge da un articolo firmato dalla collega Alessia Candito. Secondo il pezzo dell’autorevole testata, la nuova rotta tracciata dal commissario leghista prevede pre gli iscritti nuove regole e divieti, tra cui quello di “comunicare ai giornali e ad i media eventuali insofferenze o altre notizie che possano nuocere al partito”, o “commentare negativamente azioni o provvedimenti assunti dagli organi del partito o da rappresentanti dello stesso nelle istituzioni”. Chi non dovesse attenersi al regolamento – riporta sempre Repubblica – verrà escluso da future nomine territoriali del partito, visto che vi sarebbe molto da rifondare, in vista anche delle elezioni Regionali per le quali il segretario federale Matteo Salvini sarebbe intenzionato a lanciare la candidatura dell’attutale facente funzioni Nino Spirlì alla carica di presidente della Regione Calabria.

I leghisti calabresi, continua la missiva, non devono “assumere atteggiamenti non consoni allo stile della Lega e cioè prudenza, umiltà, condivisione, responsabilità, credibilità, militanza, rispetto”. Il commissario Saccomanno, inoltre, ricorda che “ogni problematica esistente si discute all’interno delle sedi ufficiali del partito dove si devono trovare delle soluzioni condivise sempre nell’interesse del movimento”: quest’ultimo passaggio è abbastanza significativo poiché vorrebbe mettere un freno ai mal di pancia interni al partito calabrese venuti fuori soprattutto nell’ultimo anno nelle varie correnti e nei vari territori. La Lega Calabria “saprà riconoscere l’impegno di ognuno e saprà assumere quei provvedimenti che possano comprovare, appunto, la costanza di ognuno e l’attività proficua portata avanti”: l’interpretazione che si potrebbe dare a quest’ultimo passaggio sarebbe, fate i bravi che nell’ottica delle Regionali sapremo come premiarvi.

Su questo passaggio Alessia Candito scrive: «Allo scopo, Saccomanno inizia a dettare le regole di autocandidatura, o meglio “manifestazione di disponibilità”, per gli aspiranti dirigenti interni che dovranno presentare il curriculum, certo, ma anche certificato penale, quello attestante i carichi pendenti e quello relativo alle indagini in corso. Tutti immacolati, ovviamente. Criteri che potrebbero mettere non poco in difficoltà militanti come Pasquale Malena, uomo forte del Carroccio nel cirotano e braccio destro dell’avvocato dei vip Cataldo Calabretta che la Lega ha voluto come numero due del partito in Calabria e commissario della Sorical, società in house di gestione delle risorse idriche. Malena è infatti fresco di condanna a 12 anni e 9 mesi nel maxiprocesso antimafia “Stige”. Se poi tali diktat fossero anche retroattivi qualche problemino potrebbe averlo anche Domenico Furgiuele, l’unico deputato leghista calabrese, attualmente indagato nell’inchiesta Waterfront della procura antimafia di Reggio Calabria con l’accusa di aver fatto parte di un cartello di imprenditori costituito per aggiustare le gare. Ma di questo – fedele alle regole che lui stesso ha snocciolato – Saccomanno non fa menzione».

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