sabato, 13 aprile 2024

Sos Humanity: “La sospensione del fermo è un precedente importante”

Il comandante della Humanity1: "Mentre noi siamo fermi ci sono persone che muoiono"


“La sospensione del fermo amministrativo della Humanity1 potrebbe costituire un precedente importante, un primo passo per mettere in luce l’assurdità del decreto Piantedosi”. Lo afferma Laura Gorriahn presidente della Ong Sos Humanity, commentando la decisione del Tribunale civile di Crotone. La Humanity 1 era stata fermata per una presunta violazione del decreto Piantedosi durante un soccorso in mare effettuato nel canale di Sicilia il 2 marzo scorso, sulla base di dichiarazioni rese dalla Guardia costiera libica. Ma ora, parlando di “travisamento dei fatti” in relazione a quel soccorso, e affermando che il decreto di fermo possa compromettere “lo svolgimento di indifferibili attività di carattere umanitario”, il giudice Antonio Albenzio mette di fatto in discussione alcuni elementi nodali del decreto Piantedosi. Di qui l’importanza della decisione che libera la nave e le permette di prendere il largo, probabilmente già domani. “Il Tribunale di Crotone – prosegue Gorriahn – ha riconosciuto le nostre ragioni evidenziando la legittimità del nostro operato, peraltro indicata anche da numerose prove. Prove che le autorità italiane non hanno tenuto in considerazione. Sul luogo del salvataggio siamo arrivati per primi, e abbiamo operato in pieno accordo con le autorità internazionali. Un soccorso tranquillo e sotto controllo, messo a rischio dall’intervento ingiustificato della Guardia costiera libica, che peraltro ci ha minacciato con le armi”.

“Siamo felici del provvedimento – aggiunge il comandante della nave Leo – ma resta il fatto che siamo stati fermi molti giorni, e mentre noi siamo fermi, le persone nel Mediterraneo rischiano di morire. Com’è accaduto alle oltre 60 morte di fame e di sete perché nessuno le ha soccorse”. “E allora chiediamo all’Italia ed all’Unione europea – prosegue Gorriahn – di smetterla di finanziare con soldi dei cittadini la cosiddetta Guardia costiera libica, che più che comportarsi come Guardia costiera si comporta da criminale di guerra, senza rispettare leggi internazionali e adottando comnportamenti violenti. Chiediamo che si interrompa la procedura illegale del fermo amministrativo, che non ha alcuna giustificazione giuridica e che mette a rischio la vita di tante persone. Chiediamo all’Italia di non fornire più imbarcazioni alla Libia, perché quella dalla quale ci hanno minacciato era una ex barca italiana”.

Al timone di uno dei gommoni intervenuti il 2 marzo c’era Guido. “Stava andando tutto bene, avevamo già distribuito parte dei salvagenti – racconta – Quando è arrivato un gommone libico, due di loro hanno preso il controllo dei barchini che stavamo soccorrendo, facendo manovre pericolosissime e scatenando il panico. Abbiamo provato a recuperare le persone finite in acqua, ma poi ci hanno minacciati e siamo dovuti andare via. Io lavoro sulle barche a vela, sono un uomo di mare, e trovo inconcepibile lasciare volontariamente qualcuno a morire in mare”

NOTIZIE COLLEGATE