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Sport, assegnato ad Andrea Barzagli il premio “Ceravolo” (VIDEO)

Ha lasciato il calcio il 26 maggio scorso quasi in punta di piedi, a 38 anni appena compiuti, nello stesso giorno in cui salutava Daniele De Rossi, ultimi superstiti, insieme a Buffon, della Nazionale campione del mondo nel 2006. Del resto, Andrea Barzagli è sempre stato così, niente tatuaggi né parole fuori posto, mai polemiche, né ombre, né cadute di stile, il lato più solido e regolare del BBC, il trilatero della difesa juventina che ha fatto la fortuna di Conte prima ed Allegri poi. Ad Andrea Barzagli, secondo calciatore a riceverlo dopo Javier Zanetti, è stata assegnata la decima edizione del Premio Ceravolo, ideato 10 anni fa dal giornalista Maurizio Insardà per rendere omaggio alla figura di Nicola Ceravolo, il presidente del Catanzaro che nei 21 anni alla guida della società giallorossa ottenne tre promozioni in serie A, consentendo al calcio calabrese di sedere al tavolo dei grandi. Ed a proposito di grandi, Barzagli è stato uno dei calciatori più vincenti in assoluto: 8 scudetti, 4 coppe Italia e 4 Supercoppe con la Juve, più un titolo in Germania col Wolfsburg, ed in azzurro un titolo Europeo ed un bronzo olimpico nel 2004 e poi il trionfo di Berlino nel 2006. E proprio il Mondiale ha confessato essere stata l’emozione più forte, forse non goduta appieno perché quando si è giovani, ha detto il corazziere di Fiesole, che all’epoca aveva 25 anni, si vive tutto in maniera più leggera. Della Nazionale di Mancini, che esattamente un anno fa lo ha preceduto sul palco del Teatro Politeama, Barzagli dice che promette molto e che gli piace tanto, perché è giovane ed ha un potenziale straordinario, ma aggiunge pure che per tornare a vincere servono tempo e pazienza. Inevitabile la domanda sul prossimo allenatore della Juventus, alla quale risponde piroettando leggero sull’ardito accostamento tra il ruvido Sarri ed il sogno proibito Guardiola, ed uscendone con stile (“la dirigenza non ha sbagliato un colpo, mi fido”). Su Conte all’Inter, la replica è impeccabile, uno dei suoi anticipi puliti: “le scelte – dice – vanno rispettate, le bandiere saranno sempre di meno e passare dall’altra parte è solo una questione di lavoro”. Sul futuro, nessun dubbio: presto sarà sui banchi di Coverciano, stessa spiaggia, altro mare, poi l’idea è quella di fare gavetta, come Gattuso, Nesta, Oddo e Grosso prima di lui. Una vitaccia, che probabilmente lo costringerà a tirare fuori più spesso la sua parte più in ombra. L’essere stato al servizio di Lippi e Conte non potrà che avvantaggiarlo.

F.S.

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