venerdì, 24 maggio 2024

Stop alla decontribuzione per il Sud: l’allarme di Unindustria

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Prima il depotenziamento della Zona economica speciale, ora il mancato rinnovo della decontribuzione per le aziende del Sud. Se da un lato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, da Castrovillari sottolinea come il Paese possa crescere solo se cresce il Sud, dall’altro lato sembra che il Governo non sia dello stesso parere. E lo dimostra coi fatti, annunciando il taglio della “decontribuzione Sud”, la misura che dal 2021 ha permesso alle imprese del Mezzogiorno di pagare fino al 30% in meno di contributi sui costi dei dipendenti, facendo di fatto aumentare le assunzioni.
La decisione del ministro per gli Affari europei e le Politiche di Coesione, il peraltro meridionalissimo Raffaele Fitto, è arrivata come un fulmine (sebbene a ciel non del tutto sereno) sul mondo degli industriali calabresi. Che attraverso le parole del presidente di Unindustria Calabria Aldo Ferrara manifestano tutte le loro preoccupazioni. “Il mancato rinnovo della decontribuzione per il Sud – spiega Ferrara – comprometterebbe le traiettorie di sviluppo del Mezzogiorno. Sarebbe incomprensibile e inaccettabile”. Tanto più che la misura – un pacchetto da 3,3 miliardi di euro di fondi europei – era stata varata nel 2020 dal governo Conte proprio come forma di compensazione rispetto al fatto che produrre al Sud costa di più perché mancano infrastrutture e servizi. Ed era stata talmente apprezzata – sottolinea Ferrara – da aver portato secondo alcuni studi a più di un milione di nuove assunzioni. “La decontribuzione – prosegue – ha avuto sinora il compito importante di compensare, almeno in parte, le tante esternalità negative che negli ultimi anni si sono aggiunte alle condizioni già complesse per l’economia e il lavoro nel Mezzogiorno, permettendo in molti casi il mantenimento dei livelli occupazionali e sostenendo così la competitività delle imprese e la tenuta complessiva del sistema-Paese. Non rinnovarla sarebbe un errore. E sarebbe ancor più grave se si guarda al contesto complessivo delle iniziative che impattano sul Mezzogiorno”. “Con la Zes Unica che stenta a decollare, il mancato decreto legislativo per ripristinare il credito d’imposta sugli investimenti e le prospettive insidiose e imperscrutabili dell’autonomia differenziata – dice ancora il presidente di Unindustria Calabria – la sensazione è che si tarperebbero le ali allo sviluppo del Mezzogiorno, compromettendone seriamente le prospettive di crescita”.
Sia ben chiaro – conclude Ferrara – che non vogliamo favoritismi o assistenzialismo: chiediamo la possibilità di combattere ad armi pari perché che produrre al Sud sia molto più oneroso per la distanza dai mercati e la carenza di servizi è un dato di fatto”