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Strada statale 106, la morte arriva lenta: circa 750 vittime in vent’anni (VIDEO)

I problemi strutturali riconosciuti anche dal gestore dimostrano in maniera scientifica che la strada statale 106 è pericolosa ben oltre la media, e che su di essa si rischia più che altrove anche nel caso di incidenti avvenuti a velocità moderate. È il dato che Fabio Pugliese, presidente dell’associazione “Basta vittime sulla statale 106” rende noto nella conferenza stampa convocata in occasione della giornata mondiale dedicata alle vittime di incidenti stradali. Certo, saperlo non può consolare le famiglie in cui si sono registrati i lutti ma molte delle morti di questi anni si sarebbero potute evitare le la strada, col tempo, fosse stata adeguata alle mutate esigenze di traffico, ai periodi di maggiore stress legato ai flussi, alle maggiori velocità consentite da auto sempre più potenti. 

Pugliese cita i punti critici, dal pendio verso l’aeroporto Sant’Anna di Isola Capo Rizzuto all’attraversamento di centri abitati densamente popolati, come Cariati e Botricello, all’oggettiva inadeguatezza di alcuni segmenti, come quello tra Catanzaro Lido e Davoli. Meglio una task-force della Tav, dice Pugliese, il quale ricorda che ad una maggiore pressione nei confronti dell’Anas è corrisposto un miglioramento dei dati sulla mortalità e l’incidentalità. In sostanza, al di là dei comportamenti a rischio e del mancato rispetto del codice, e dunque delle colpe dei conducenti, Pugliese sottolinea che i problemi strutturali e le responsabilità oggettive di costruttori e gestori hanno avuto un effetto moltiplicatore sul numero dei decessi, circa 750 in 20 anni: se, dunque, la 106 non verrà ammodernata e resa capace di sostenere gli odierni flussi di traffico non vedrà diminuire significativamente il numero delle croci che ne segnano drammaticamente il tracciato.

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