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Tenorm nel Castello di Carlo V a Crotone: pubblicato il report redatto dall’Arpacal

Pubblicati questa mattina sul sito web dell’Arpacal (Agenzia regionale per la protezione dell’Ambiente della Calabria) due report del Centro Regionale Coordinamento Monitoraggi Ambiente e Salute. Il primo riguarda la mappa/censimento dei siti caratterizzati da radioattività naturale impropria in Calabria, mentre il secondo interessa le misurazioni della concentrazione di gas radon nel Castello di Carlo V a Crotone.

Il censimento dei siti caratterizzati da radioattività naturale impropria in Calabria è il risultato delle attività di monitoraggio che l’Arpacal ha svolto alla ricerca della presenza di materiali contenenti NORM (Naturally Occurring Radioactive Materials: materiali con un contenuto importante di radioattività naturale), che storicamente sono stati usati in edilizia e la cui presenza, al momento, è circoscritta alla provincia di Crotone. La zona di Crotone è stata polo nazionale della chimica italiana sino agli anni 90; in quest’area sono stati dispersi residui di lavorazione e materiali contenenti NORM e TENORM, in particolare fosforiti e palte fosforiche. Materiale che è stato, appunto, utilizzato in grande quantità per il riempimento di strade, piazzali  e cortili viste le loro buone proprietà meccaniche. Il secondo documento, riguarda la campagna svolta dei tecnici del Laboratorio Fisico “E. Majorana” del Dipartimento di Catanzaro dell’Arpacal sulla presenza di gas radon nei locali del castello di Carlo V a Crotone. Attività di monitoraggio di cui sono stati informati gli attori del territorio oltreché il Ministero dei Beni Culturali. I due documenti sono connessi perché i risultati delle attività svolte nel castello di Carlo V, dove sono state registrate presenze di materiale contente TENORM, ha confermato quanto esposto nel censimento.

IL REPORT:

Secondo quanto riportato dal report delle attività svolte all’interno della fortezza, gli ambienti oggetto d’indagine all’interno del perimetro del castello sono stati diversi: la biblioteca, piano terra e primo piano; museo piano terra; foresteria, piano terra e primo piano; il periodo di misurazione è stato intorno alle 4 ore. Queste, invece, le conclusioni del documento:

“L’attività di misura del 07/03/2019 ha permesso di acquisire elementi sufficienti per alcune importanti determinazioni:

a) la concentrazione di attività di radon outdoor nel castello, come ci si aspettava, è assolutamente in linea con i livelli di radon che abitualmente si registrano in atmosfere esterne. Tra l’altro su questo punto, si è supportati da misure effettuate in altri siti contaminati da TENORM, nella città di Crotone, a 30 cm rispetto alla superficie contaminata a vista. Anche, in questi casi non sono mai stai trovati valori di concentrazione di radon superiore a 30±7 Bq/m3. Ben consapevoli che si tratti di una situazione assai conservativa.
b) Gli ambienti indoor osservati, pur presentandosi in una condizione non idonea per la misura del gas radon, in quanto chiusi da tempo, non meritano alcun interesse di tipo radiologico. Stante le misure osservate, la struttura primaria del castello sembra rappresentare una barriera diffusoria persino per il radon, generato dalle sorgenti estese di Tenorm, allocate nella parte limitrofa.

Purtuttavia, soltanto quando gli ambienti indoor torneranno a vivere, per cui personale del pubblico e lavoratori frequenteranno abitualmente il prestigioso sito, si prescrive, a solo scopo di verifica e ulteriore controllo, una misura di concentrazione di attività di radon con strumentazione passiva per un periodo di tempo non inferiore all’annualità. Questo tipo di osservazioni si effettuano solo quando gli ambienti sono vissuti. Anche su quest’ultima indicazione è necessario dare elementi di ulteriore chiarezza poiché non vi è alcun obbligo di tipo normativo se non una mera applicazione di un principio di prevenzione che si concretizza con un monitoraggio passivo”.

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