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Tornado a Crotone: superficialità e ritardi alla base del no allo stato di calamità

I danni prodotti dalla tromba d'aria a Crotone

La dichiarazione dello stato di emergenza, da parte del Governo, per la aziende colpite dal tornado che si abbatté sulla zona industriale di Crotone il 25 novembre dell’anno scorso non fu possibile a causa dell’inefficacia dei sopralluoghi da parte degli enti preposti, ovvero, dai tecnici di Protezione Civile, Regione Calabria e Comune di Crotone. È quanto è emerso durante la discussione cautelare davanti alla prima sezione del Tar del Lazio, che ha respinto la richiesta di sospensione del provvedimento col quale la Protezione Civile aveva ritenuto insussistenti i presupposti per la dichiarazione dello stato di emergenza. Lo hanno reso noto cinque delle aziende danneggiate, vale a dire Carmet, Metal Carpenteria, Graziani, Iron immobiliare e Garden Land. La discussione del ricorso davanti ai giudici amministrativi è avvenuta il 14 settembre scorso: secondo il Tar, la verbalizzazione e le rilevazioni compiute dai tecnici non sarebbero state accurate, e perfino la trasmissione delle schede redatte dalle aziende relative ai danni, e fatte pervenire tempestivamente, sarebbe stata effettuata in ritardo. Inoltre, secondo le aziende la Regione Calabria non si è preoccupata di costituirsi dinanzi al Tar al fianco delle aziende, ed il Comune di Crotone non ha prodotto la documentazione che avrebbe attestato la tempestiva trasmissione dei documenti delle aziende danneggiate. Gli avvocati delle quali stanno ora valutando l’eventualità di avviare un’azione risarcitoria nei confronti di Regione Calabria e Comune di Crotone, in attesa della discussione di merito che si svolgerà sempre dinanzi al Tar del Lazio.

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