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Tradizioni e antiche ritualità si tramandano da generazioni nelle ceramiche di Seminara

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Lancelle, cannate, cuccumi, ma soprattutto i babbaluti e le famose maschere apotropaiche, quelle utilizzate per allontanare il male. C’è una tradizione vecchia di secoli, e tutta la perizia di una scuola apprezzata persino da Pablo Picasso, nelle ceramiche di Seminara. L’uso di maschere legate al mondo greco, o di utensili che richiamano manufatti votivi, lascia ipotizzare una tradizione risalente al periodo magno greco.
Per certo si sa che nel 1746 nel piccolo borgo della provincia di Reggio Calabria risultavano presenti almeno 23 botteghe di ceramica, e che Seminara era famosa per le sue ceramiche quanto Caltagirone, in Sicilia.
Poi il terremoto del 1783, che rase al suolo il paese; e la lenta ripresa, avviata proprio nel segno dell’artigianato ceramico, col quartiere Pignatari luogo di una trentina di botteghe ceramiche negli ultimi anni del 1800.

Una tradizione che oggi resiste soprattutto grazie alle famiglie storiche di maestri ceramisti che trasmettono saperi e abilità di generazione in generazione, come la famiglia Ditto

Immagini ed intervista sono di Luigi Salsini

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