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Traffico internazionale di reperti archeologici: monili, anfore e statuette (FOTO)

Sono oltre 10mila i reperti archeologici sequestrati in mezza Europa nel corso dell’operazione “Achei”, per un valore di svariati milioni di euro. Due le persone arrestate con l’accusa di essere al vertice dell’organizzazione che si occupava di traffici internazionali di reperti. Altre 21 persone sono state poste ai domiciliari, ma più in generale sono 104 le persone indagate nell’inchiesta. Tombaroli, intermediari e ricettatori che avrebbero dato vita ad un’organizzazione con la testa in Calabria e propaggini in quasi tutte le regioni d’Italia e in almeno quattro nazioni europee. Gli altri arresti sono stati effettuati nelle province di Crotone (15), Milano (2), Perugia (2), Catanzaro (1), Benevento (1), Matera (1), Fermo (1).

I reperti archeologici recuperati nel Crotonese (che sono solo una infinitesima parte di quelli sequestrati in altre perquisizioni) risalgono al IV e al III secolo: si tratta cinque vasi e lucerne di terracotta, piatti con scene di animali, fibule e monili vari; inoltre sono state sequestrati mezzi meccanici che hanno portato alla luce gli stessi reperti. Durante le perquisizioni di questa mattina, effettuate a carico degli indagati, sono state sequestrati anche reperti custoditi in diverse abitazioni in varie regioni italiane, per il valore di svariati milioni di euro.

In tutto, invece, si parla di oltre 10 mila pezzi – vasellame, utensili, spille e monili – risalenti al III, IV e V secolo avanti Cristo, saccheggiati in scavi abusivi condotti presso il tempio di Apollo Aleo a Cirò Marina, nell’area di Cerasello di Casabona, nel Crotonese, ma anche a Castiglione di Paludi nel Cosentino. Un patrimonio sequestrato in mezza Europa grazie alla collaborazione con gli investigatori e i magistrati di Europol ed Eurojust.

È una vera e propria organizzazione – con la testa nel Crotonese e propaggini internazionali che portano in Germania, Francia, Serbia e Regno Unito – quella scoperta e smantellata dai Carabinieri del comando tutela patrimonio culturale. L’inchiesta è partita nel 2017 da alcune denunce di scavi abusivi presentate ai Carabinieri dai funzionari della soprintendenza archeologica.

 

 

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