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Tre di “Stige” nell’inchiesta sulla ‘ndrangheta in Veneto

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Ci sono anche tre persone già coinvolte nell’operazione dalla Dda di Catanzaro – denominata “Stige”, e molti calabresi, fra i destinatari della misura cautelare eseguita oggi al culmine di un’inchiesta condotta dalla Direzione Investigativa Antimafia di Padova per accuse che vanno dall’associazione a delinquere finalizzata a riciclaggio, all’auto-riciclaggio, falsa fatturazione e traffico di stupefacenti, poiché i proventi del riciclaggio sarebbero stati spesi per l’acquisto di stupefacenti e armi, e denominata “Fiore reciso”.
Queste tre persone, secondo gli inquirenti, in Veneto avevano il compito di dare appoggio logistico alle cosche della ‘ndrangheta ma anche di fare affari infiltrandosi negli appalti pubblici e nelle attività commerciali della regione. Fra i soggetti coinvolti nell’inchiesta veneta compaiono anche il direttore della filiale della Banca Popolare di Vicenza di Vigonza (Padova) e un suo collaboratore. Il direttore, secondo la ricostruzione effettuata dagli uomini della Dia, aveva aiutato un piccolo imprenditore calabrese associato a una cosca della ‘ndrangheta, a fare falsa fatturazione e far muovere denaro (150 mila euro di prelievi documentati nel solo 2016 a fronte di un reddito dichiarato di 17 mila euro). Oltre a un vantaggio personale, sempre stando a quanto emerso dall’inchiesta, il direttore di filiale aveva anche chiesto e ottenuto dall’affiliato alla cosca nel settembre 2014 la sottoscrizione di azioni della BpVi per 61 mila euro (valore poi azzerato dal crac dell’Istituto di credito), polizze, obbligazioni, mutui, prestiti, conti correnti. Gli arresti, 7 in carcere e 9 ai domiciliari, sono stati eseguiti a Vicenza, Verona, Padova, Rovigo, Venezia, Crotone, Brescia. Gli investigatori hanno anche eseguito un sequestro preventivo per equivalente nei confronti della filiale BpVi interessata nel rispetto della normativa sulla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche. Sequestrati beni per 800 mila euro tra immobili, automobili, stupefacenti, armi, moto.
Sono rimasti coinvolti nell’operazione “Fiore reciso”: Antonio Bartucca, 49 anni, originario di San Giovanni in Fiore, residente a Vigonza, artigiano, già detenuto presso la Casa di reclusione di Padova; Giovanni Spadafora, 45 anni, di San Giovanni in Fiore, residente a Vigonza, artigiano, già detenuto presso la Casa Circondariale di Tolmezzo; Pasquale Pullano, 40 anni, originario di Crotone, residente a Isola Capo Rizzuto, con domicilio a San Martino Buon Albergo, operaio; Saimir Vezi (soprannominato “Sergio”), 42 anni, albanese, residente anagraficamente in Sala Bolognese, disoccupato; Domenico Carbone, 40 anni, originario di Catanzaro, imprenditore residente a Fiesso d’Artico; Domenico Sottile (soprannominato “Mimmo”), 41 anni, originario di Crotone, residente a Spinea, ex dipendente di poste italiane; Giuseppe Cozza, 42 anni, originario di Crotone, residente a Isola di Capo Rizzuto, operaio con domicilio a Bovolone, tutti sottoposti a custodia in carcere. Arresti domiciliari per: Lorenzo, Ceoldo 47 anni, padovano, disoccupato, residente a Vigonza; Vincenzo Giglio, 26 anni di Crotone, residente a Strongoli, imprenditore, già detenuto presso la Casa Circondariale di Cosenza; Antonio Giardino, 48 anni, originario di Isola di Capo Rizzuto, residente a Verona, imprenditore; Luca Segato, 47 anni, residente a Vigonza, disoccupato; Nicola Girina, 39 anni, residente a Dolo, commerciante; Antonino Cassandro, 47 anni, residente a Vigonza (PD), disoccupato; Federico Zambrini, 49 anni, originario di Bologna, residente a Piovene Rocchette, funzionario di banca; Enrico Borrini, 52 anni, residente a San Felice del Benaco, artigiano; Roberto Longone, 44 anni, residente a Piove di Sacco, funzionario di banca.
I pedinamenti della Dia di Padova avrebbero permesso di delineare compiti e movimenti dell’associazione a delinquere. Sempre secondo la tesi investigativa, Antonio Giardino, originario di Isola Capo Rizzuto, sarebbe stato il principale fornitore di marijuana e di hashish, per le operazioni di consegna si sarebbe servito dei corregionali Giuseppe Cozza e Pasquale Pullano, entrambi residenti in provincia di Verona. La droga una volta consegnata a Cozza e Pullano sarebbe stata venduta a Luca Segato, Nicola Girina, Domenico Sottile e Antonino Cassandro. I quattro l’avrebbero poi rivenduta ai propri clienti.

Con l’inchiesta sfociata nel blitz “Fiore reciso”, contro la ‘ndrangheta in Veneto, in particolare, ai tre arrestati, già colpiti da provvedimento restrittivo nell’ambito dell’operazione “Stige” della Dda di Catanzaro è stato contestato: “…(di) aver preso parte, ognuno con il proprio ruolo, … ad una associazione per delinquere di tipo ‘ndranghetistico… articolazione del più ampi locale di ‘ndrangheta cirotano, egemone sul territorio di Strongoli e Strongoli Marina, essendosi avvalsi del cd metodo mafioso ovvero della forza di intimidazione derivante dal vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà diffusa che ne deriva, per agevolare la commissione di delitti contro la persona e il patrimonio, allo scopo di acquisire, mantenere, rafforzare ed estendere il controllo anche economico dell’area territoriale sopra definita nonché al Nord Italia e all’estero attraverso la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, mantenendo, in tal modo, in vita il sodalizio criminoso già esistente sin dagli anni ’80… (di aver) reperito e/o ottenuto lavori mediante partecipazioni a gare d’appalto o attraverso l’acquisizione di subappalti da parte di ditte già vincitrici, sia presso il Comune di Strongoli che nel Nord Italia, in particolare in Toscana, Umbria e Veneto, come anche all’estero, in particolare in Germania, mediante l’utilizzo di imprese “pulite” ma riconducibili alla famiglia… servendosi in ciò di loro referenti territoriali… (di) aver rappresentato gli uomini di fiducia della cosca sul territorio padovano, e in particolare (di) aver garantito il supporto logistico ed economico alla famiglia… (di) aver investito denaro per l’apertura o l’acquisizione di nuove attività imprenditoriali nelle zone del padovano quali ad esempio una società immobiliare, una società che fornisse la security peri locali del padovano, nel settore della panificazione, nonché di aver cercato di inserirsi in lavori pubblici, con ditte agli stessi riconducibili, fornendo i relativi mezzi d’opera (come ad esempio in occasione dei lavori sull’autostrada nelle zone di Firenze); di aver inoltre rappresentato le persone di riferimento nelle zone del Padovano anche per gli affiliati alla cosca cirotana garantendo loro supporto logistico ed economico…”.

Olga Iembo

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