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Treno Verde a Lamezia: presentato il bollettino climatico e i “nemici del clima” in Calabria

Un analisi delle temperature medie e delle precipitazioni negli ultimi 40 anni a Lamezia Terme, gli eventi climatici estremi in città nell’ultimo decennio, i “nemici del clima” in Calabria e le proposte per un’azione di contrasto concreta ai cambiamenti climatici. Sono questi, in sintesi, i temi affrontati nel corso della conferenza stampa tenuta oggi a bordo del Treno Verde, in sosta al binario 1 della stazione centrale di Lamezia Terme. A parlarne Katiuscia Eroe, portavoce del Treno Verde, Caterina Cristofaro, direttrice di Legambiente Calabria, Antonello Bevilacqua, vice sindaco di Lamezia Terme e Franco Dattilo, assessore comunale all’Ambiente. Quella in Calabria è la prima di tredici tappe della storica campagna itinerante promossa da Legambiente e dal Gruppo FS Italiane, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

Presentato il bollettino climatico

Nel corso della conferenza stampa è stato presentato il bollettino climatico, uno strumento elaborato da Legambiente al fine di evidenziare come il cambiamento climatico sia un tema drammaticamente attuale anche nelle nostre città, oltre a essere una questione globale. I dati raccontano come il clima stia cambiando, non solo per le temperature sempre più elevate, ma anche nel regime delle piogge sempre più intense e che stanno provocando danni e disagi alle infrastrutture urbane e quindi ai cittadini. In particolare, i dati evidenziati da Legambiente prendono in esame le temperature medie della città di Lamezia Terme dal 1979 ad oggi, facendo registrare un aumento medio di circa 1 °C, sia nelle temperature medie massime che minime. Per quanto riguarda i mesi caldi, l’analisi delle temperature medie registrate nei mesi di luglio dal 1979 a 2019 fa registrare un aumento da 24°C a 25,6°C, ossia di 1,5 gradi in 40 anni. Mettendo in fila i 10 mesi di luglio più caldi emerge che l’80% di questi sono avvenuti negli ultimi 20 anni, con il mese più caldo in assoluto registrato nel 2015 (temperatura media di 26,9 °C). Inoltre è particolarmente indicativo il fatto che 3 dei mesi più caldi risalgono proprio agli ultimi 3 anni. Il trend è simile nei mesi freddi. Se prendiamo in esame le temperature medie nei mesi di gennaio dello stesso periodo, emerge che, seppur con maggiori oscillazioni, vi è un incremento delle temperature. Negli ultimi 15 anni le temperature medie a gennaio superiori ai 10°C si sono registrate per quasi il doppio delle volte rispetto al periodo 1979-1995. Altro parametro interessante è quello relativo alle precipitazioni. Il numero di giorni medio di precipitazioni annuali aumenta progressivamente dal 1979 al 2019. Dal confronto di due serie di dati sulle precipitazioni (1979 – 1984 con gli anni 2003 – 2008), emerge che, sebbene il numero di giorni di pioggia tenda ad aumentare, i millimetri di pioggia caduta risultano diminuiti, facendo aggravare i danni dovuti alla siccità. La diminuzione delle quantità di precipitazione appare, anche dai dati a livello regionale, con valori al 2017 praticamente dimezzati rispetto al 2009.

I “nemici” del clima in Calabria

Secondo il registro europeo E-PRTR, sono 8 i principali settori che, nel 2017, hanno contribuito ad emettere in atmosfera 135,1 milioni di tonnellate di CO2. Tra questi l’industria mineraria, chimica e metallurgica, ma quello che incide maggiormente è il settore energetico che da solo rappresenta il 74,9% delle emissioni totali di CO2. Impianti alimentati a fonti fossili: carbone, gas e olio combustibile, inquinanti e climalteranti. In Calabria le emissioni climalteranti, nel 2017, sono state pari a 4,15 milioni di tonnellate, ovvero il 3% delle emissioni nazionali, tutte provenienti da 4 centrali termoelettriche: la centrale di Altomonte (Cs) con 1,5 milioni di tonnellate di CO2, seguita dalle centrali di Simeri Crichi (Cz) con 1,48 milioni di tonnellate, di Rizziconi (Rc) e di Scandale (Kr). A contribuire all’emergenza climatica ci sono anche le estrazioni petrolifere, gas e petrolio, a largo delle coste calabresi e sulla terraferma. In particolare sono 7 le concessioni di gas, di cui 2 sulla terraferma e 5 in mare per un totale di 310,5 kmq. La produzione nel 2017, ha riguardato soltanto 4 di questi giacimenti per un totale di 574,4 milioni di Smc, pari, nel 2017, a circa il 10,2% della produzione nazionale. Concessioni produttive riconducibili a 2 società: 6 di proprietà Eni Spa e 1 di Edison. A queste si aggiungono le finte rinnovabili, come i due mega impianti a biomasse solide, di provenienza tutt’altro che locale, di Cutro (50 MW), di Rende, la ex Actelios del gruppo Falk (47 MW), di Stromboli (46 MW), di Crotone (27 MW) e di Mercure (35 MW). Per ciò che concerne le ultime due centrali, secondo il rapporto di Arpacal per l’anno 2018, emerge un frequente superamento dei limiti di legge per quanto riguarda gli inquinanti. Ricordiamo infatti che le biomasse solide sono sostenibili in impianti dimensionati per utilizzare una risorsa locale, con un raggio massimo di 70 km (meglio se entro i 35). Infine, tra i nemici del clima in Calabria, figurano le infrastrutture che mettono a rischio il mare. Quest’ultimo, infatti, a causa degli inquinanti riduce la sua capacità di assorbimento di CO2. Tra queste, è notizia di qualche giorno fa l’eclatante sequestro del depuratore industriale di Bisignano (Cs).

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